Una piccola carta che vale doppio: racconta un anno di mensa tra tovagliette e vassoi, e ti aiuta a pagare meno tasse. La “certificazione spese mensa” per il 2025 non è burocrazia senz’anima. È il ponte che unisce la vita di tutti i giorni alla tua Dichiarazione dei Redditi 2026.
A molti succede così: arrivi a marzo, apri la cartella “documenti”, e manca proprio lei, l’attestazione della mensa scolastica. Tranquillo. Recuperarla è semplice, se sai dove guardare e cosa chiedere. E qui entra in gioco una regola chiara: per avere la detrazione fiscale serve una prova di pagamento tracciabile e una certificazione completa. Il resto è solo pratica.
Le spese per la ristorazione scolastica rientrano tra le “spese di frequenza scolastica”. Sono detraibili al 19% fino a un massimo di 800 euro per ciascun figlio che frequenta scuola dell’infanzia, primaria o secondaria. In pratica, il beneficio massimo è di 152 euro a figlio. Nel 730/Redditi 2026, si indicano nel Quadro E, righi E8-E10, con il codice onere dedicato alle spese scolastiche.
Conta il principio di cassa: rilevano i pagamenti effettuati nel 2025, anche se riferiti a servizi fruiti in un momento diverso. I pagamenti devono essere tracciabili: pagoPA, MAV, SDD/RID, bonifico, carta. Il contante non dà diritto alla detrazione. Genitori separati o coniugi: detrae chi ha sostenuto la spesa; se entrambi pagano, si divide in base alle quote effettive. Se il ragazzo è a carico di uno solo, la detrazione spetta a quel genitore, sempre in base a chi paga.
Un esempio concreto: hai caricato 600 euro sul borsellino mensa nel 2025 tramite pagoPA. Potrai detrarre il 19% di 600 (114 euro), se la certificazione attesta quei pagamenti e riporta i dati richiesti.
Entra nel portale della mensa scolastica del tuo Comune o del gestore (spesso accesso con SPID/CIE). Cerca la sezione “Pagamenti” o “Attestazioni fiscali 2025”.
Scarica il PDF “Attestazione spese mensa 2025”. In alcuni Comuni arriva anche via email su richiesta all’Ufficio Istruzione/Tributi. Se il portale non c’è, invia una richiesta scritta con: nome e cognome, codice fiscale del genitore e dell’alunno, scuola, classe, periodo, recapito. Allegare un documento accelera tutto.
Verifica i dati: anagrafica, CF alunno e pagante, servizio “ristorazione scolastica”, importi pagati nel 2025, date e modalità di pagamento. Se manca qualcosa, chiedi un’attestazione corretta. Evita autocertificazioni: non bastano per la detrazione.
Tempistiche: di solito l’attestazione è disponibile tra fine gennaio e febbraio 2026. Le scadenze del 730 cadono generalmente entro fine settembre, ma controlla ogni anno le date ufficiali sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
Inserimento in dichiarazione: spesso queste spese non compaiono nella precompilata. Entra nel Quadro E, scegli il codice corretto e carica l’importo dell’attestazione. Conserva il PDF per almeno 5 anni.
Se il credito mensa è a ricarica, contano le somme versate nel 2025, come da attestazione.
Se paghi tu ma l’altro genitore detrae, l’Agenzia può chiedere chiarimenti: allineatevi e dividete secondo i pagamenti reali.
Se hai cambiato scuola o gestore, potresti dover scaricare due attestazioni.
Un genitore mi ha scritto: “L’ho trovata a mezzanotte, tra le notifiche del portale, mentre mio figlio mi chiedeva la merenda per la gita.” È lì, in quella scena feriale, che la certificazione spese mensa diventa più di un modulo: è il segno concreto che la quotidianità ha un valore anche fiscale. La prossima volta che ricarichi il borsellino, penserai a uno scontrino in più o a una ricevuta ben messa in ordine? Magari è proprio da quel dettaglio che passa un pezzetto di serenità di domani.