All’alba, a Bollate, si sente quel fruscio inconfondibile: zaini leggeri, passi svelti, bar che allungano il bancone. Cominciano gli esami di maturità e, insieme al brusio, arriva un messaggio di incoraggiamento dal nuovo Assessore Samuele Marazzi. È un gesto semplice, ma parla a tanti: ai ragazzi, alle famiglie, alla città che osserva e fa il tifo in silenzio.
ma non diventa mai routine. Gli esami di maturità hanno un tempo tutto loro: sospendono il calendario, cambiano il respiro delle case, costringono a mettere a fuoco. A Bollate, questa mattina, i portoni degli istituti si aprono prima del solito. Qualcuno arriva con la penna portafortuna, qualcuno con l’elenco dei connettivi fraseologici ripassati all’alba. In Italia, ogni anno, sono oltre mezzo milione gli studenti coinvolti: un dato che restituisce la misura di un rito collettivo, non solo scolastico.
è nazionale. Valuta la capacità di leggere, capire, argomentare. Parole chiare, pensiero pulito, niente giri di frase. Poi tocca alla seconda prova, diversa per indirizzo: conta ciò che si è imparato davvero, non l’ultima notte di studio. Infine arriva l’orale, il momento in cui si uniscono conoscenze e voce. Le commissioni, con docenti dell’istituto e un presidente esterno, osservano e ascoltano: guardano l’itinerario, non solo il traguardo.
Non c’è magia, ci sono abitudini che aiutano: documento d’identità, due penne nere, acqua, respiro lungo. Entrare qualche minuto prima. Uscire con calma. Se l’ansia bussa, darle un nome: “ti vedo, ma non guidi tu”. È un trucco semplice che gli psicologi scolastici consigliano spesso. E funziona più di quanto sembri.
Ecco il punto che oggi dà un segno in più alla città.
Il neo Assessore alle Politiche Educative e Scolastiche e alle Politiche Giovanili, Samuele Marazzi, ha inviato un saluto agli studenti di Bollate. Al momento di scrivere, il testo integrale non è pubblicato in forma ufficiale; possiamo riferire solo l’intento annunciato: vicinanza ai ragazzi, rispetto per il lavoro dei docenti, invito alla comunità a creare condizioni di serenità intorno alle scuole. È il tono giusto, quello che ci si aspetta da chi inizia un mandato e sceglie di partire dalle aule.
Un messaggio simile ha un valore pratico. Significa riconoscere che gli studenti non sono solo “candidati”, ma cittadini. Significa ricordare che c’è una rete intorno: sportelli di ascolto, spazi studio, biblioteche che estendono gli orari, orientamento post-diploma. A Bollate queste azioni esistono e possono crescere: qui il ruolo dell’Assessorato è trasformare l’incoraggiamento in servizi misurabili, con calendari, numeri, indicatori di accesso. Su questo, i dettagli programmatici non sono ancora disponibili in modo completo; sarà importante verificarli nelle prossime settimane.
I ragazzi fanno la loro parte. La città può fare il resto. È semplice: meno rumore sotto le finestre durante le prove scritte, traffico più ordinato vicino agli istituti, negozianti che tengono una bottiglietta d’acqua fresca a portata di mano, biblioteche con qualche presa elettrica in più. Non servono proclami: serve cura. E serve memoria. Ognuno di noi ricorda un dettaglio della propria maturità: la sedia che scricchiolava, il sole che entrava storto, una frase trovata all’improvviso. Sono appigli. Oggi possiamo offrirne di nuovi a chi entra in aula.
Se siete genitori, un messaggio all’uscita: “Brava, bravo. Come ti senti?” Non “com’è andata?”. Se siete compagni, una risata leggera mette benzina nei muscoli. Se siete amministratori, quel saluto pubblico conta. Perché un esame di Stato è anche un esame della comunità: quanto sappiamo stare accanto, senza invadere?
Domani il corridoio sarà già diverso. Ma quella porta che si chiude piano, oggi, ci riguarda tutti. Chi vogliamo essere quando si riapre?