Nelle piazze tornano i banchetti, le penne legate con lo spago, le carte che frusciano: è partita una nuova raccolta firme per cambiare le regole della vita domestica in tribunale. Si parla di riforma del diritto di famiglia, con modifiche al Codice Civile e al Codice di Procedura Civile (e, in parte, al penale). Un gesto minimo, una firma. E l’idea che la giustizia, per una volta, cammini al passo delle famiglie reali.
La scena è semplice. Una mamma che aspetta il calcio del figlio. Un padre con un fascicolo in borsa. Una nonna che ha già visto tutto e che però ci crede ancora. La raccolta firme è iniziata. Chiede più ordine, più tempi certi, più ascolto. In Italia, le cause di famiglia restano lunghe: spesso oltre un anno in primo grado, e nei contenziosi più tesi si superano i due. Nel frattempo la vita continua, e a farne le spese sono i figli, le economie familiari, la fiducia.
Negli ultimi anni qualcosa si è mosso. Dal 2023 è in vigore il rito unico per le persone, i minorenni e le famiglie. La cosiddetta riforma Cartabia ha puntato a semplificare e accorciare. L’istituzione del nuovo tribunale specializzato per le famiglie è in attuazione. Ma chi firma oggi dice: non basta. Serve un salto di qualità quotidiano, nei corridoi e nelle udienze, non solo nei codici.
Ci si arriva piano. Prima ascolti le storie. Sara e Luca, due bambini piccoli e una causa che dura da 18 mesi per incastrare orari scolastici e vacanze. Marco, che aspetta da nove mesi una consulenza tecnica. Giulia, che cerca protezione in 48 ore perché a casa la situazione brucia. E capisci perché proprio ora.
Il percorso in corso riguarda più testi normativi: Codice Civile, Codice di Procedura Civile, ma anche Codice Penale e Procedura Penale per gli aspetti legati alla tutela dei minori e alla violenza domestica. Al momento non circola un articolato ufficiale univoco: i comitati locali annunciano obiettivi comuni, ma i dettagli possono variare. Il cuore, però, è chiaro.
Si punta a calendari di udienza più serrati e prevedibili, corsie rapide per urgenze su allontanamenti, ordini di protezione e spese essenziali, criteri trasparenti per il calcolo del mantenimento, legati a redditi e tempi di cura, reale centralità dell’ascolto del minore, con strumenti adeguati all’età, sanzioni effettive per chi viola ripetutamente i provvedimenti (orari, consegne, informazioni scolastiche), più mediazione familiare su base volontaria, con incentivi economici e garanzie di qualità, maggiore formazione specialistica per magistrati e operatori, accesso digitale agli atti e comunicazioni snelle tra uffici civili e penali, quando la sicurezza è in gioco.
Sono richieste di buon senso, dicono i promotori. E, in parte, coerenti con le linee già avviate dalla riforma recente. La differenza starebbe nella forza vincolante e nella praticità degli strumenti.
Una legge di iniziativa popolare richiede almeno 50.000 firme certificate. Non c’è un calendario nazionale unico diffuso al momento: i banchetti cambiano per città e weekend, e spesso anche gli uffici comunali raccolgono. Vale la pena informarsi presso il proprio Comune o sui canali dei promotori.
C’è anche un tema di realtà sociale. In Italia il rischio di povertà è più alto tra le famiglie monogenitoriali rispetto alla media. I tempi dei tribunali incidono sul reddito, sul lavoro, sull’accesso alla casa. Non è solo una questione legale: è un equilibrio quotidiano. Una firma non accorcia da sola un processo, ma dice che la comunità ha visto il problema e pretende soluzioni misurabili.
Forse la domanda, alla fine, è questa: quanto dev’essere precisa una legge per somigliare a una famiglia vera, con le sue abitudini, i suoi imprevisti, i suoi margini di perdono? Se oggi avessi quel foglio davanti, quale regola vorresti davvero mettere in grassetto nella tua vita?