21+Marzo%3A+Commemorazione+e+Impegno+per+le+Vittime+delle+Mafie+%26%238211%3B+La+Giornata+Nazionale+della+Memoria
milanocityrumorsit
/prima-pagina/21-marzo-commemorazione-e-impegno-per-le-vittime-delle-mafie-la-giornata-nazionale-della-memoria.html/amp/

21 Marzo: Commemorazione e Impegno per le Vittime delle Mafie – La Giornata Nazionale della Memoria

Ogni 21 marzo, quando la luce si allunga e l’aria sa di nuovo inizio, l’Italia si ferma un attimo. Ascolta i nomi letti ad alta voce. Ritrova la misura di una parola semplice e impegnativa: memoria. Non come nostalgia, ma come promessa.

La Giornata nazionale della memoria e dell’impegno

Il 21 marzo è la Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. È una ricorrenza giovane e tenace. Nasce nel 1996 dall’intuizione di Libera e diventa istituzionale con la legge 20/2017. La scelta del primo giorno di primavera non è un vezzo. È un segno: la vita che ricomincia sfida la violenza che vuole spegnerla.

La lettura dei nomi

Ogni anno una città diversa ospita la lettura dei nomi. Sono più di mille. Alcuni li conosciamo tutti: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Don Pino Puglisi, Peppino Impastato, Lea Garofalo, Rita Atria. Altri vivono soltanto nel ricordo di famiglie e comunità. È una litania sobria, senza enfasi. Fa più rumore del silenzio. Una volta ho visto una classe scrivere quei nomi col gesso sul marciapiede. Le mani bianche, le voci piano. Passava la gente, rallentava, leggeva. Nessuno spiegava niente: bastavano le parole.

Il significato dei nomi

Ma che cosa chiedono, davvero, questi nomi?

Sono passati decenni dall’introduzione dell’art. 416-bis nel Codice penale, con la legge Rognoni-La Torre del 1982. Quella norma ha dato un nome all’associazione di tipo mafioso. E ha aperto la strada al sequestro dei patrimoni illeciti. Nel 1996, un’altra svolta: la legge 109/1996 consente il riuso sociale dei beni confiscati. Nascono cooperative, imprese pulite, presìdi di lavoro vero. Sui campi un tempo controllati dai clan, oggi cresce grano, olivo, vite. Lo raccontano le etichette di Libera Terra, e storie come la cooperativa “Placido Rizzotto” a Corleone.

Questa, forse, è la chiave. La Giornata non è un altare su cui posare fiori e andarsene. È un ponte. Tra celebrazione e impegno civico. Tra dolore e scelte quotidiane. Le cifre parlano da sole: l’Italia gestisce migliaia di beni sottratti alle mafie, tra terreni, immobili, aziende. L’Agenzia nazionale li assegna a Comuni, enti, realtà sociali. Non tutto fila liscio. Alcuni beni restano fermi, altri faticano a rinascere. È qui che torniamo a quei nomi: non chiedono perfezione, chiedono costanza.

Perché proprio il 21 marzo

Il primo giorno di primavera è una dichiarazione. Non nega l’inverno. Lo attraversa. Così la lotta alle mafie: si fa con la giustizia, con le indagini, con l’educazione. Si fa con scelte minuscole e decisive: pretendere scontrini, dire no al lavoro nero, sostenere realtà che restituiscono valore ai territori. Si fa anche informandosi da fonti affidabili, partecipando a iniziative locali, portando i ragazzi a una lettura pubblica dei nomi. Se cerchi un punto di partenza, il sito di Libera raccoglie percorsi, materiali, appuntamenti.

Dai nomi ai gesti: cosa possiamo fare

Entrare in un bene confiscato aperto alla cittadinanza. Vederlo, toccarlo, raccontarlo. Scegliere prodotti e servizi da filiere pulite. Verificare etichette e storie. Fare rete nel quartiere. Una biblioteca, un doposcuola, un campo sportivo aperto sono anticorpi civili. Ricordare le vittime con parole precise. Una foto, una biografia, un minuto di lettura in classe o in ufficio.

Non abbiamo dati certi su tutto, e va bene dirlo. La mappa è in costruzione, come ogni bene comune. Ma il 21 marzo tiene insieme la bussola: memoria e legalità, dolore e futuro. Allora, domani mattina, quando esci, guarda le ombre corte sul marciapiede. Pensa a un nome. Dillo piano. Poi scegli un gesto che gli somigli. Chi vuoi essere, quando la primavera torna a farsi avanti?