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Economia

Milano diventa marchio registrato: servirà un documento per usare il nome della città sui prodotti, cosa cambia sul mercato

Milano diventa brand. La città sarà un marchio registrato: per usare il nome servirà l’autorizzazione. Le nuove regole di mercato.

Milan l’è un gran Milan, la frase che ha fatto storia potrebbe presto avere un valore internazionale. Il capoluogo lombardo è già una città dal carattere cosmopolita, ma grazie al nuovo regolamento della giunta comunale potrebbe esserlo ancora di più. Il fine giustifica i mezzi, ma da oggi potrebbero dover essere giustificati anche i nomi: anzi, il nome.

Milano diventa un marchio (Milano.CityRumors.it)

Milano non si potrà più nominare invano: nessuno vuole impedire l’uso della parola, ma del marchio sì. Non si potrà, infatti, utilizzare Milano in termini di brand su marchi terzi senza prima un’autorizzazione. In parole povere significa che, se un prodotto di importazione o esportazione, vuole avere Milano nel nome e all’interno della sua identità commerciale deve chiedere il permesso al Comune.

Milano diventa un brand

Prima non era così, o meglio: non c’erano regole stringenti che limitassero la denominazione. Un atto dovuto secondo le istituzioni che determinano il nuovo regolamento commerciale per gestire la denominazione al fine di tutelare ulteriormente l’immagine della città. Milano è di tutti, ma sul mercato bisogna chiedere il permesso.

Milano, da culto a brand (Screenshot Google-MilanoCityRumors.it)

L’autorizzazione, dal momento in cui il Comune è diventato un marchio registrato, dovrà contenere le motivazioni utili a spiegare la scelta di un’azienda riguardante il possibile inserimento del capoluogo nel proprio brand. Ottenere il lasciapassare sarà più facile se i prodotti da promuovere saranno legati ai valori della città e accentuino le qualità del territorio.

Cosa significa essere marchio registrato

Tradotto: non vedremo più droghe, farmaci, materiale a luci rosse, gioco d’azzardo e persino armi con il nome Milano accanto. In caso di situazioni come questa, e quindi di trasgressione alle nuove regole, ci saranno ammende e conseguenze penali. Veto allargato anche a prodotti dal messaggio violento, discriminatorio, razzista e lesivo della dignità umana e territoriale. Inclusa quella della città.

Il nuovo iter prevede anche le disposizioni relative alla durata delle autorizzazioni concesse: 10 anni rinnovabili. Sui documenti approvati ci saranno anche le motivazioni che hanno portato a tale decisione, naturalmente anche in caso contrario. L’autorizzazione, infatti, può anche decadere. Milano si apre ai nuovi mercati, ma con tutela.

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Prima di entrare bisogna bussare e chiedere permesso. Milan l’è un gran Milan anche grazie a chi sceglie di arricchirlo e incentivarlo, persino sul mercato. Basta non nominarlo a sproposito: a controllare, in tal senso, non ci sarà più solo la Madonnina. A Milano “non si sta mai con le mani in mano” ma sempre con gli occhi aperti.