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Dad: i risultati di un’indagine condotta tra genitori e insegnanti

Dad

Un’indagine condotta dall’istituto Demopolis, per conto dell’impresa sociale Con i Bambini, ha fotografato la Dad dalla sua introduzione durante il lockdown del 2020 a oggi.

Il sondaggio ha coinvolto principalmente i genitori di minorenni di età compresa tra 5 e 17 anni, insegnanti e operatori del terzo settore.
L’iniziativa si colloca nella cornice del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

La valutazione positiva della Dad riguarda 3 persone su 10 e corrisponde al 34% dei genitori e al 48% degli insegnanti. Le vengono riconosciuti una migliore organizzazione rispetto alle prime fasi dell’emergenza – 67% degli intervistati – e l’aver favorito una maggiore dimestichezza con la tecnologia nel 57% dei casi.

Gli elementi a sfavore della Dad, tuttavia, sono prevalenti e riguardano:
– l’assenza di relazioni con i compagni: il 65% dei genitori ha infatti segnalato la fatica di bambini e ragazzi nel seguire le lezioni. Sei genitori su 10 hanno segnalato una maggiore tendenza all’isolamento e all’abbandono della vita sociale;
– la disuguaglianza: “L’indagine – ha spiegato Pietro Vento, direttore dell’istituto Demopolis – conferma il costo sociale ed evolutivo imposto dall’emergenza e dalla chiusura prolungata delle scuole su bambini e ragazzi, con effetti consistenti sull’incremento delle disuguaglianze e della povertà educativa tra i minori nel nostro Paese”;

– la mancanza di accessibilità: aspetto segnalato dal 51% dei genitori e dal 68% degli insegnanti. È infatti emerso che il 16% dei ragazzi si collega da uno smartphone con il risultato che per il 41% dei genitori è stato difficile aiutare i figli in caso di problemi di connessioni o numero di dispositivi insufficiente in casa;
– la difficoltà nel conciliare lavoro e scuola: l’impegno richiesto alle famiglie è stato giudicato eccessivo dal 39% dei genitori, percentuale che sale al 61% per chi ha i figli alle elementari. Per il 31% dei genitori, inoltre, l’orario scolastico è troppo ridotto.

“Dobbiamo recuperare la dimensione affettiva e di socialità – ha commentato Marco Rossi-Doria, vicepresidente di Con i Bambini – perché l’esperienza vissuta con grande responsabilità da bambini e ragazzi è pari solo a quella dei loro bisnonni. Non può essere però solo un compito della scuola, in generale l’educazione dei minori è una responsabilità di tutta la comunità”.
“Occorre implementare e consolidare patti educativi, alleanze nel tempo tra scuola, famiglie, civismo educativo e istituzioni locali- ha concluso -, per uscire da questa crisi ma soprattutto per costruire una società più equa, matura e responsabile”.