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Ospedali San Carlo e San Paolo: trovati dei positivi al coronavirus

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Sono circa 70 i casi di persone positive registrate tra il personale degli ospedali San Carlo e San Paolo.

Dalle procedure di identificazione e isolamento dei contagi, l’ospedale ha già escluso che ci sia un focolaio interno.
I primi contagi, infatti, sono partiti dal centro psicosociale che, nel frattempo, è già stato chiuso e sottoposto a sanificazione.
Gli altri contagi riguardano alcuni impiegati amministrativi che erano stati impiegati nei gabbiotti per la prenotazione dei tamponi in automobile.

La situazione ha aperto uno scontro tra i sindacati e la direzione degli ospedali.
Secondo i primi mancano percorsi dedicati ai malati covid, a partire dal pronto soccorso nonché la separazione tra malati e non.
Una situazione già adesso difficile come sottolineato anche dai rappresentanti di diverse associazioni di categoria dei medici che hanno parlato, come nel caso di Salvatore Manca presidente della Società di medicina di emergenza urgenza di veri e propri “assalti” ai pronto soccorso, non sempre accompagnati dalla gravità delle condizioni di salute.

Non si è fatta attendere la risposta di Matteo Stocco, direttore generale Asst Santi Paolo e Carlo: “L’Asst conta 2 Presidi Ospedalieri e 40 strutture territoriali. I dipendenti attualmente positivi sono circa 70 su più di 4200 collaboratori. I dipendenti contagiati sono stati identificati perché, con il piano di tamponamento attivo che effettuiamo dal marzo scorso secondo linee ministeriali, sono effettuati tamponi su tutti i collaboratori, con frequenza data dalle aree di rischio in cui operano […]”.
“Circa il comunicato di FP CGIL, che denuncia falle organizzative nei percorsi sporco-pulito e quindi potenziali rischi di infezione tra il personale- ha proseguito – questa Amministrazione ricorrerà alle vie legali a tutela di tutti collaboratori che in questo momento stanno dando prova di grande professionalità e dedizione al prossimo, oltre che a tutela del buon nome delle nostre strutture ospedaliere, in prima linea a Milano ne fronteggiare la seconda e più imponente ondata pandemica”.

Nella sola Milano, si tratta del secondo episodio di contagio che coinvolge un ospedale dopo il Sacco dove era stato necessario chiudere il reparto di cardiologia.