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Quando Giulio Cesare cenava a Milano

Non c’è nome più conosciuto della storia romana: Caio Giulio Cesare. Sinonimo stesso di potere e di conquista, tanto che l’Impero che nacque dalla sua morte, sostituendo la Repubblica Romana ma continuandone la politica di conquista ed espansione, avrebbe assunto il suo nome nome, Cesare, come appellativo equivalente ad imperatore. Una fama che travalicò i secoli e le lingue: il tedesco Kaiser e il russo Zar altro non sono che la traslitterazione del suo nome e hanno definito i titoli imperiali in quei due paesi.

Giulio Cesare nel cammino che lo condusse da semplice soldato a quasi imperatore, prima che i pugnali dei cospiratori ne fermassero l’ascesa, percorse la strada che conduce a Milano e lì pose le basi del suo potere. Infatti nel 59 a.C., durante il primo Triumvirato, a Cesare furono assegnate le terre cisalpine con la dotazione di 3 legioni (15.000 soldati circa). Solo l’anno successivo Cesare raggiunse la regione che gli era stata affidata, ma da quel momenti fino al 49 a.C. e quindi per tutta la durata della Guerra Gallica, egli ne fu realmente e sentitamente governatore.

Mentre combatteva in Gallia, la regione cisalpina costituì la sua retroguardia. Era lì che arruolava gli uomini che dovevano alimentare la sua macchina da guerra. Era nelle terre padane che riparava con l’esercito nelle pause belliche invernali. E il legame divenne ben presto reciproco: la Cisalpina amava e onorava il generale che aveva fatto propri gli interessi delle regioni del nord dell’Italia, celebrandolo quando se ne presentava l’occasione.
Nel 50 a.C., nel nono anno della guerra in Gallia, ormai quasi del tutto conquistata, rientrando al di qua delle Alpi, Cesare fu accolto da grandi festeggiamenti ed onori. Tutte le città cisalpine si prodigarono per rendergli omaggio e tra queste ovviamente Milano fece la sua parte.

“Nulla si tralasciava di quanto potesse essere pensato per adornare porte di città, strade e luoghi: per dove Cesare sarebbe passato. Tutta la folla gli veniva incontro coi figli; vittime erano immolate per ogni luogo, e piazze e templi erano occupati con mense imbandite con una festa quale poteva solo attendersi da un trionfo lungamente aspettato, tanta era la magnificenza dell’apparato presso i più ricchi, l’entusiasmo presso i più umili.”

Così nei suoi scritti ricorda quei giorni Aulo Irzio, storico e militare al seguito di Cesare.

Per via della guerra, delle risorse umane che vi trovava, del legame che si era così venuto a creare, Cesare si trovò spesso a passare e soggiornare a Milano, città in grande ascesa anche se non ancora la più importante della regione, che allora era probabilmente Cremona. E’ noto un episodio narrato da Plutarco, che rivela anche un aspetto del carattere di Cesare che forse non ci si aspetterebbe in un condottiere abituato al comando come lui.
Cesare venne ricevuto da un suo amico milanese, Valerio Leonte, che gli fece servire per la cena degli asparagi conditi non con l’olio d’oliva, ovviamente il condimento preferito dai romani, ma con un “unguento” bianco, con ogni probabilità del burro, allora sconosciuto nel centro Italia. Gli uomini al seguito del generale si astennero dal mangiarli, non apprezzando nemmeno alla vista quel liquido bianco. Cesare invece li mangio, non volendo mancare di cortesia nei confronti del suo amico.

Insomma, Cesare dimostrò sempre attenzione e benevolenza per Milano e la Cisalpina e si impegnò a favorirne la crescita. Riuscì soprattutto a portare a termine l’annosa questione della cittadinanza da attribuire anche agli abitanti di questa zona. Lo fece un anno prima dello scoppio della guerra civile contro gli altri triumviri. Infatti l’11 marzo del 49 a.C. il pretore Lucio Roscio Fabato, partigiano di Cesare, fece approvare una legge che concedeva ai transpadani tutti la cittadinanza romana. Milano divenne, per via della stessa legge, municipium civium Romanorum.

Se i milanesi allora si sentivano già pienamente romani, ne parlavano la lingua, ne seguivano le usanze, combattevano nelle legioni, con l’atto del 49 a.C. lo divennero, finalmente, anche dal punto di vista legale. Ma il destino romano di Milano riservava traguardi ancora più alti nei secoli a venire.