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Valentina nel Metrò

Una certezza che ho, in quanto curatore di una rubrica sull’arte dei disegni, è l’inadeguatezza nel recensire il lavoro di un mostro sacro quale Guido Crepax, ritengo inoltre inutile presentare quello che è il suo personaggio più famoso, Valentina.

Quello che voglio fare è invece una riflessione su una delle storie che più mi hanno trasmesso l’appartenenza del personaggio e del suo autore a Milano.

Valentina nel metrò è un viaggio onirico, condito di attualità (dell’epoca) e da una serie di omaggi ai più importanti fumettisti italiani del tempo. Quello che inizia come un “normale” viaggio di ritorno verso casa si trasforma in un vortice di situazioni surreali in cui si alternano disperazione e stupore. Leggendo questa storia sono arrivato quasi ad immedesimarmi nella protagonista,trovandomi in egual modo perso in una realtà che viene piano a piano sempre più distorta, convinto di essere finito in un brutto sogno e ripetutamente illuso dalla storia stessa che prima o poi tutto sarebbe finito.

Ritengo che un tale livello di empatia sia raggiungibile solo essendo un abitudinario dei viaggi in metropolitana: assopirsi mentre le fermate scorrono davanti agli occhi semichiusi, sgomitare tra la folla per cercare di uscire, i personaggi eccentrici, la solitudine di un vagone vuoto la sera tardi… Tutto viene certamente esasperato ma è il riflesso di esperienze reali, in cui chiunque potrebbe riconoscersi. Il tutto viene condito dallo stile unico di Crepax, dove la sua tipica deformazione delle tavole rende perfettamente l’illusione di essere su di un vagone in movimento.

Il metrò diventa per Valentina un girone infernale dove il tempo non è più scandibile ma io vi chiedo: quanto tempo trascorrete voi in metropolitana?