Voci di turno e mani sporche di lavoro: l’assemblea del 04/03/26 sull’igiene urbana nasce all’alba, tra termos di caffè e giubbotti rifrangenti. In sala si parla di città, di sicurezza, di rispetto: quello che si deve a chi pulisce ciò che tutti usiamo.
La riunione sindacale ha messo al centro ciò che di solito non si vede. I lavoratori raccontano i turni che iniziano quando la città dorme. I cittadini entrano in scena più tardi, quando i cassonetti sono già vuoti. La distanza, a volte, è tutta qui.
Un delegato mostra un paio di guanti riparati col nastro. Non è retorica. È un promemoria su dotazioni e mezzi da aggiornare. In diversi capoluoghi l’età media delle spazzatrici supera spesso i dieci anni: più guasti, più costi, meno efficienza. E quando una spazzatrice si ferma, qualcuno deve sostituirla con la schiena.
Sicurezza prima di tutto
Il tema che scalda la sala è la sicurezza. La raccolta rifiuti resta tra i mestieri con più infortuni per movimentazione carichi e traffico. Scale, pedane, angoli ciechi. Un operaio dice: “La prima regola è tornare a casa intero”. Nessuno obietta.
Si chiede formazione vera e dispositivi adeguati. Visibilità notturna, cuffie, calzature. Si parla di procedure chiare ai turni misti, dove strada e cortili si alternano. E di tempi tecnici: perché correre dietro ai minuti crea solo rischio. Qui la parola chiave è una: prevenzione.
Organizzazione del lavoro e servizi al cittadino
Il cuore dell’incontro emerge a metà mattina. Tre nodi condivisi: organici, orari, appalti. Gli straordinari tappano i buchi ma non bastano. Servono ingressi mirati, soprattutto nei quartieri con più utenze condominiali e strade strette, dove ogni fermata è una manovra al millimetro.
Sui tempi di passaggio, la richiesta è lineare: calendari trasparenti e stabili. La raccolta rifiuti regolare aiuta tutti. Anche la raccolta differenziata beneficia quando i passaggi sono certi: meno abbandoni, meno sanzioni, meno sfiducia. Nelle città dove la differenziata supera il 65%, la qualità del servizio e delle informazioni è più alta. Non servono slogan, servono orari affidabili.
Capitolo mezzi e manutenzioni. Lavorare con attrezzature moderne significa ridurre rumorosità, consumi, stress. Una spazzatrice elettrica al posto giusto cambia la vita a un isolato intero. Si parla di un possibile piano di investimenti pluriennale e di gare con clausole sociali forti. Al momento, però, non sono stati diffusi verbali ufficiali: i punti citati riflettono quanto riferito in aula e nelle comunicazioni sindacali di fine incontro.
C’è poi il rapporto con l’utenza. Chi svuota i bidoni vede per primo ciò che non funziona. Si propone un canale diretto e rapido per segnalazioni operative, senza scaricarle sulla singola squadra. Lessico semplice sui cartelli; regole brevi e chiare; feedback pubblici sul rispetto del contratto di servizio. Responsabilità condivisa, non scaricabarile.
Un dettaglio resta negli occhi. Alla fine, qualcuno posa sul tavolo un coperchio rotto, raccolto in strada. Non serve didascalia: è l’immagine di un sistema che può allinearsi meglio. L’igiene urbana è una catena: se si spezza un anello, si sente ovunque.
Uscendo, l’aria sa di pioggia e detersivo. La città si sveglia piano. Noi, che ci camminiamo dentro, vogliamo continuare a passare oltre, o preferiamo riconoscere il lavoro invisibile e pretendere—insieme—un servizio più giusto e più umano?




