La città cambia pelle nei giorni che precedono un voto importante. Le piazze si riempiono di colori, i tabelloni prendono forma, i volantini passano di mano in mano. Non è disordine: è una coreografia regolata, che dice molto su come una comunità si prepara a scegliere.
Il Referendum Costituzionale 2026
Porta con sé un rito laico: la propaganda elettorale fatta alla luce del sole, con regole chiare e spazi definiti. La legge nazionale — dalla storica legge 212/1956 alla legge 352/1970 sui referendum, fino alla disciplina sulla par condicio — non lascia buchi. Stabilisce chi può affiggere, dove, quando. Perché la democrazia si vede anche da come si appende un manifesto.
La propaganda diretta
È la parte più concreta della campagna: i tabelloni comunali, i comizi, i banchetti informativi, i tavoli di quartiere. Non c’entrano TV e radio: qui conta la strada, l’incontro, lo sguardo di chi ti ferma per dire “io la penso così”.
Il tempo e lo spazio giusto
C’è un tempo giusto. La propaganda con affissioni autorizzate si apre nel periodo fissato dalla legge prima del voto e si chiude alla vigilia. Poi scatta il silenzio. E c’è uno spazio giusto. Ogni Comune individua le aree per i manifesti e i criteri di riparto tra i soggetti ammessi: comitati collegati al Sì o al No, partiti presenti in Parlamento, associazioni che dichiarano in modo trasparente la propria posizione. Fuori da quelle cornici, l’affissione è abusiva e comporta sanzioni.
La deliberazione n. 29 del 19/02/2026
E qui sta il punto che ci riguarda da vicino: con la deliberazione n. 29 del 19/02/2026, la Giunta comunale ha individuato gli spazi per la propaganda diretta del Referendum Costituzionale 2026. L’atto definisce la mappa dei tabelloni, le aree di maggiore visibilità e le regole per l’assegnazione dei riquadri ai vari soggetti. Gli uffici pubblicano elenco e planimetrie all’Albo pretorio e sul sito istituzionale; se cercate posizioni, misure e numeri esatti, li trovate lì. Se un dettaglio non compare online, va richiesto all’Ufficio elettorale: meglio una telefonata in più che un manifesto nel posto sbagliato.
Propaganda sì, caos no: le regole base
Solo negli spazi autorizzati. Niente pali, cabine, muri privati senza permesso. Periodo limitato e silenzio elettorale alla vigilia. Niente altoparlanti vicino a scuole e ospedali, e mai oltre i limiti orari indicati dalle ordinanze locali. Presso i seggi, durante il voto, stop a comizi, volantini e simboli riconoscibili.
Come orientarsi tra tabelloni e comitati
Se siete cittadini, osservate come si compone il quadro. I tabelloni raccontano la campagna meglio di mille talk show: la grafica, le parole chiave, perfino i silenzi. Se fate parte di un comitato, curate la trasparenza: indicazioni chiare, contatti verificabili, materiali leggibili. Portate i banchetti dove le persone già passano: mercati, fermate dei bus, biblioteche di quartiere. La buona propaganda non urla: crea incontri.
Un’immagine: una sera di marzo, il vento gira le pagine dei manifesti appena appesi. Sotto, due ragazzi discutono di Costituzione come si parla di futuro. È lì che i tabelloni comunali smettono di essere lamiere e diventano piazza. Non è questo, in fondo, il motivo per cui votiamo?




