Referendum 2026: Il Diritto al Voto Assistito e a Domicilio per Elettori con Disabilità Fisiche

Una guida chiara e umana al diritto di voto delle persone con disabilità fisiche per il Referendum 2026: cosa prevede la legge, come ottenere il voto assistito e il voto a domicilio, con esempi reali e passaggi pratici, senza giri di parole.

Quando si entra in sezione, la democrazia è una stanza piccola: un tavolo, una scheda, una matita. Ma non per tutti il percorso fino a quel tavolo è scontato. Per molti elettori con impedimenti fisici, il voto è un diritto che richiede strumenti concreti. E il Referendum 2026 è l’occasione giusta per ricordarlo con voce ferma.

C’è Maria, 78 anni, non vedente. Arriva con il figlio e una tessera con una piccola sigla: AVD. È l’annotazione che riconosce il diritto al voto assistito. Ci sono anche Luca, 45 anni, amputazione alla mano destra, e Fatima, che non può allontanarsi da casa per una patologia grave. Il loro voto conta come quello di tutti, ma si esercita con regole dedicate e semplici.

Chi ha diritto e come funziona

La legge tutela gli elettori con impedimenti “di analoga gravità” a cecità, amputazioni delle mani o paralisi. Chi rientra in queste condizioni può votare con un accompagnatore di fiducia, che sia a sua volta un elettore. È vietato assistere più di un elettore nella stessa tornata, per evitare pressioni indebite. Non possono fare da accompagnatori i membri del seggio.

Come si fa, in pratica? Due strade: Se sulla tessera elettorale è presente l’annotazione AVD (avente diritto al voto assistito), si entra in cabina con la persona scelta e si vota. Se non c’è l’annotazione, basta un certificato medico rilasciato dall’ASL che attesti l’impedimento. Il rilascio è gratuito e, di norma, è garantito anche il sabato e la domenica del voto con ambulatori dedicati.

Per gli elettori con difficoltà di deambulazione, il Comune può indicare una sezione accessibile senza barriere (anche diversa dalla propria) e, in molte città, mettere a disposizione un servizio di trasporto dedicato. Non serve retorica: serve sapere a chi chiedere e quando. Ufficio elettorale comunale e Prefettura sono i due sportelli affidabili.

Voto a domicilio: tempi e documenti

Il voto a domicilio esiste per chi è affetto da infermità gravissime, tali da impedire qualsiasi spostamento, e per chi dipende in modo continuativo da apparecchiature elettromedicali. Qui non si parla di accompagnamento in cabina, ma dell’arrivo del seggio speciale a casa.

La domanda va presentata al Sindaco dal 40° al 20° giorno prima del voto. Serve: un certificato ASL che attesti la condizione e la necessità di voto domiciliare; copia della tessera elettorale e di un documento di identità; un recapito telefonico per fissare il passaggio del seggio.

Il giorno stabilito, una squadra ufficiale — presidente, scrutatore e forze dell’ordine, quando previsto — porta l’urna, verifica i documenti e raccoglie la scheda. È un rito sobrio e preciso, pensato per proteggere segretezza e libertà del voto.

Secondo dati pubblici consolidati, in Italia vivono oltre tre milioni di persone con disabilità; una quota significativa convive con limitazioni motorie o sensoriali. Dietro ogni numero c’è un tragitto da casa al seggio, a volte breve, a volte impossibile. Qui il lessico dei diritti diventa gesto concreto: un timbro AVD, un certificato ASL, un campanello che suona per il seggio a domicilio.

Se stai aiutando un familiare, non aspettare l’ultimo minuto. Verifica ora l’annotazione sulla tessera, informati sugli orari degli ambulatori ASL, chiama l’ufficio elettorale del Comune per le scadenze del voto a domicilio. Per il Referendum 2026, le regole restano queste salvo diverse comunicazioni ufficiali: se qualcosa cambia, sarà indicato con chiarezza dagli enti preposti.

La democrazia non è una prova di forza. È una porta che si apre a tutti, anche quando i passi sono pochi o nessuno. E allora, in quel silenzio prima della scheda, chiediamoci: che Paese vogliamo essere, se il diritto più semplice non è anche il più accessibile?

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