Una città che si sveglia presto. Le scarpe allacciate, il fiato corto, il palco che prende luce. A Pioltello l’8 marzo non è una cornice gialla di mimose, è un invito a muoversi: correre, ascoltare, raccontarsi. Tra sport, teatro e piccoli gesti che fanno grande il coraggio.
Pioltello sceglie l’azione. L’8 marzo, Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne riconosciuta dall’ONU dal 1977, qui non suona come una ricorrenza formale. Suona come una chiamata. La città dell’hinterland milanese, oltre 36 mila abitanti e un’anima plurale, intreccia allenamenti aperti, laboratori, letture pubbliche. Un programma che unisce corpi e voci. Nota utile: al momento della stesura non risultano orari ufficiali pubblici; il calendario è in definizione. Ma la direzione è chiara.
Pioltello ha un tessuto di associazioni e volontarie che presidiano strade e sale da anni. Le scuole fanno rete. Le biblioteche aprono tardi. Le società sportive sanno accogliere. In questo, la città è laboratorio di inclusione: lingue diverse, età diverse, stesse ambizioni. Camminare insieme. Farsi coraggio insieme.
Quando lo sport diventa rifugio
La mattina parte dal campo. Una corsa leggera, un’allenatrice che scandisce il ritmo, una ragazza che ci prova per la prima volta. Il movimento scioglie i pensieri. Lo dicono le atlete, lo sentiamo tutti: lo sport allena alla perseveranza, costruisce fiducia, crea legami. In Italia la pratica femminile cresce e la distanza con gli uomini si riduce. Non basta, ma è un segnale.
Gli appuntamenti a Pioltello puntano su esercizi semplici e accessibili. Camminata veloce. Stretching guidato. Giochi di squadra senza pressione. L’obiettivo non è la prestazione. È lo spazio sicuro. È lo sguardo che dice “ci sei”. In molti quartieri c’è una panchina rossa. Qui c’è anche una panchina dove si riprende fiato e si parla. A volte serve più del cronometro.
C’è chi viene con il passeggino. C’è chi, finito il turno, si presenta lo stesso. Piccole traiettorie che cambiano il tono della giornata. E della città.
Il teatro che riconsegna la voce
Nel pomeriggio si abbassano le luci. Una sala sobria. Un palcoscenico essenziale. Prende forma un reading corale: storie brevi, vere, raccolte in città. Un colloquio d’assunzione andato storto. Una notte in pronto soccorso. Il messaggio mandato e poi cancellato. Parole misurate, niente retorica. Il teatro qui non celebra, restituisce. Riconsegna voce a chi, ogni tanto, la perde per strada.
È questo il centro, svelato senza fanfare: non la corsa o l’applauso finale, ma il coraggio quotidiano. La scelta di denunciare. Di tornare a studiare. Di chiedere aiuto. Di dire no. Piccole svolte che, sommate, spostano una città di mezzo grado verso il giusto.
Intorno lavorano figure spesso invisibili. Educatrici. Operatrici dei centri antiviolenza. Allenatori capaci di ascoltare. Librarie che mettono da parte un titolo “per lei”. Se cerchi la sostanza di questa giornata, è nei loro gesti concreti. E nei dati che ricordano perché serve ancora impegno: le disuguaglianze resistono, la violenza resiste. Non servono slogan: servono spazi, tempo, alleanze.
La sera torna silenziosa. Restano un paio di scarpette sporche e un copione sottolineato. Forse è qui che nasce una città più giusta: quando un passo dopo l’altro incontra una frase detta bene. Domani, passando davanti a quella panchina, quale gesto di audacia metteremo in agenda?



