Una poetessa arriva con un libro che parla di mancanze. Un moderatore la accompagna nel cuore delle parole. In mezzo, un pubblico che cerca tracce di sé. È il tipo di serata che non fa rumore, ma resta addosso come una luce tenuta bassa.
La poetessa Marta Martello presenta la sua silloge poetica “Dell’Assenza”. Modera l’incontro Gianluca Nespoli. L’annuncio è essenziale, quasi pudico. Non sono disponibili al momento dettagli pubblici su data, luogo ed editore. Va bene così. A volte la poesia chiede silenzio prima del suono.
Una silloge, in Italia, è un piccolo scrigno. Un filo tiene insieme i testi. L’autore guida i lettori dentro un tema, senza correre. Qui il filo è l’assenza. Parola complicata. Parola comune. Tutti la usano, pochi la ascoltano. Il titolo “Dell’Assenza” invita a fermarsi. Non per dire addio, ma per capire cosa resta.
Il tema dell’assenza oggi
Viviamo vite piene. Questo è il paradosso. Tra notifiche e treni regionali, la poesia contemporanea si infila dove l’aria si fa più sottile. L’assenza è in un posto a tavola rimasto vuoto. È in un “ultimo accesso” che tarda a tornare. È nelle città di agosto. È nella voce che non arriva dall’altra stanza. Non serve essere tecnici per sentirlo. Serve solo tempo.
Negli ultimi anni i reading hanno cambiato passo. Si legge dal vivo. Si commenta. Si parla con chi ascolta. È un formato semplice e riconoscibile: 60–90 minuti, alternanza di versi e dialogo, domande dal pubblico. Funziona perché l’attenzione si accende e si spegne come una lampada tattile. La poesia in sala respira. A bassa voce, ma respira.
Qui arriva il punto. “Dell’Assenza” non è un vuoto. È una scena in controluce. La mancanza diventa spazio attivo. Ci metti dentro il gesto, la memoria, il nome. La presentazione serve a questo: offrire appigli, non scorciatoie. Far vedere il lavoro dietro la parola. Smontare e rimontare il verso come un orologio di famiglia.
La regia di un buon moderatore
Il moderatore tiene il ritmo. Fa domande nette. Sa quando lasciare silenzi. Conosce il testo ma resta curioso. In questo, Gianluca Nespoli ha un compito preciso: evitare il didascalico, favorire l’incontro. Una domanda utile apre una porta: cosa manca davvero in questi testi? Una persona o un tempo? Un luogo o una lingua? Le risposte non devono chiudere, devono allargare.
Un consiglio per chi andrà: portate una parola vostra. Non una domanda difficile. Una parola che vi manca. Metterla sul tavolo aiuta. La poesia, spesso, fa questo gesto semplice. Elenca. Nomina. Tiene insieme presenza e mancanza con uno spago.
Qualche dato, per dare terra. In Italia, poco più di quattro persone su dieci leggono almeno un libro all’anno. La poesia occupa una nicchia, ma è una nicchia viva. Festival, rassegne, podcast, piccoli editori: la rete che sostiene i poeti c’è. Non fa numeri da stadio. Fa attenzione. E l’attenzione, qui, è tutto.
Non sappiamo ancora quando e dove ascolteremo “Dell’Assenza”. Lo diciamo con sincerità: mancano informazioni verificate su editore e calendario. Ma l’attesa è parte dell’esperienza. Intanto possiamo preparare lo sguardo. Possiamo allenare l’orecchio al poco. E scegliere una sedia, una matita, un margine bianco. A volte basta questo per sentire arrivare qualcuno che non vediamo. O per riconoscere, in quel poco, la misura giusta di noi.




