Una porta che si apre non da sola, ma perché qualcuno ti mostra come bussare: il Progetto 300+1 nasce così, con percorsi semplici e pratici per trasformare la voglia di fare in ricerca attiva di lavoro.
La scena è familiare: annunci salvati, candidature inviate a raffica, nessuna risposta. Poi il dubbio. Sono io? È il mercato del lavoro? Forse manca un filo rosso, un metodo che tenga insieme tempo, energie e obiettivi. Qui entra in campo il Progetto 300+1.
Quel “+1” racconta il passo in più. Non solo teoria, ma prova sul campo. Un incontro che diventa strumento, un compito che diventa risultato. Senza giri di parole: si lavora su ciò che serve per essere trovati e per sapersi proporre, con strumenti chiari e verificabili.
Dati alla mano: in Italia la disoccupazione giovanile resta sopra il 20% e la partecipazione degli adulti alla formazione continua è sotto la media europea. Non è una colpa individuale. È un segnale. Se il contesto è complesso, servono percorsi formativi agili, concreti e inclusivi. 300+1 nasce per questo.
Cosa cambia con 300+1
La logica è modulare. Brevi sessioni, obiettivi puntuali, esercizi misurabili. Prima si mappa ciò che sai fare, poi si traduce in un racconto spendibile. Si lavora su Competenze trasferibili: come riconoscerle e come dirle in tre righe chiare. Curriculum mirato e profilo online leggibile anche da ATS. Lettera di presentazione breve, viva, aderente all’annuncio. Simulazioni di colloquio con feedback asciutti, replicabili a casa. Networking essenziale: chi contatto, come, quando, con che messaggio.
Gli aspetti logistici (calendario, partner, posti disponibili) saranno comunicati sui canali ufficiali del progetto: non anticipiamo numeri finché non sono confermati. Ma la direzione è netta: meno slide, più pratica. Meno “si dice che…”, più “provalo ora”.
In aula succede spesso così: qualcuno riscrive l’oggetto della mail da “Candidatura spontanea” a “Tecnico manutentore – referenza cantiere X” e, all’improvviso, arriva una risposta. Non magia. È orientamento applicato.
Strumenti che porti a casa
Un CV base e due varianti pronte per settori diversi. Un pitch di 60 secondi per presentarti senza perdere pezzi. Un profilo digitale aggiornato e coerente su LinkedIn. Un mini-portfolio (anche se non sei creativo): tre esempi che parlano per te. Un piano di ricerca attiva di 30 giorni: contatti, azioni, scadenze.
C’è spazio anche per ciò che spesso trascuriamo: i diritti. Contratti, inquadramenti, tirocini, tempi e pagamenti. Sapere come funziona ti dà voce. E la voce incide sul risultato.
La parte più bella? Vedere l’energia che cambia stanza. All’inizio qualcuno parla sottovoce. Dopo due ore, la stessa persona chiede un feedback sul messaggio da inviare a un ex capo. È quel “+1” che prende forma: la motivazione diventa gesto, il gesto diventa opportunità.
Se cerchi frasi fatte, 300+1 non fa per te. Qui si lavora sul reale, con ciò che c’è: competenze, limiti, tempo disponibile. Passo dopo passo. Con una domanda semplice che apre prospettive: quale telefonata, domani mattina, può spostare di un millimetro la tua strada?




