Un passo dopo l’altro, lungo la Martesana, per dire che qui il territorio è casa e la casa si difende insieme: una mattina di volti, striscioni, storie e coraggio civile.
C’è un modo semplice per tenere la testa alta: mettersi in cammino. Un gesto umile, quotidiano. Ma quando lo facciamo in tanti, quel gesto cambia peso. Diventa un segno. Sulla Martesana, dove il naviglio corre dritto e le ciclabili uniscono paesi e quartieri, la gente lo sa: la comunità non si racconta a parole, si costruisce a passi.
Mi tornano in mente i cartelli scritti a mano, le risate dei bambini, una frase di Falcone su un foglio giallo: “La mafia teme la scuola più della giustizia”. Non è folklore. È memoria che si fa presente. E oggi questo presente chiede una scelta gentile ma netta.
Perché camminiamo insieme
Camminiamo per difendere la legalità concreta. Quella che riguarda gli appalti puliti, i bar dei nostri rioni, il lavoro vero. Le relazioni ufficiali lo ripetono da anni: anche al Nord le mafie provano a infiltrarsi dove i soldi circolano di più, dall’edilizia ai rifiuti, fino al gioco d’azzardo. La risposta migliore resta la stessa: partecipazione civica. Visibile. Serena. Tenace.
Camminiamo anche per i beni confiscati che tornano a essere biblioteche, orti, spazi sociali. Sono luoghi che parlano da soli: lì dove c’era intimidazione, oggi ci sono luci accese e chiavi in mano ai cittadini. E camminiamo per chi non c’è più, con i nomi che scandiscono il passo: memoria e impegno non sono due parole distinte, sono la stessa azione detta in tempi diversi.
Ed eccoci al punto. Sabato 28 marzo si terrà la 4^ edizione della Camminata Antimafia della Martesana, organizzata con Libera Martesana. È un invito aperto, dal primo all’ultimo chilometro. Alcuni dettagli logistici (orari, punto di ritrovo, lunghezza del percorso) sono in aggiornamento: se non li trovi ancora, non è un’assenza di volontà, è solo prudenza informativa. Consulta i canali ufficiali di Libera Martesana e, per il contesto nazionale, il sito di Libera (https://www.libera.it).
Come partecipare e cosa aspettarsi
Porta scarpe comode e una parola che ti rappresenti: “rispetto”, “cura”, “giustizia”. Mettila su un cartello. Funziona più di mille post. La camminata è pensata per tutti: famiglie, scuole, associazioni, comitati di quartiere. Se hai dubbi su accessibilità e tempi, attendi le indicazioni ufficiali o scrivi agli organizzatori: preferiscono una domanda in più a un’informazione imprecisa.
Durante il percorso, ascolterai storie semplici e chiare. Casi concreti di territorio che ha saputo dire no alle scorciatoie. Piccole economie che stanno in piedi senza abbassare la testa. Pratiche quotidiane contro il ricatto: pagare lo scontrino, scegliere fornitori trasparenti, segnalare ciò che non torna. Sono esempi verificabili, misurabili. Non slogan.
Se vieni con la tua classe o con la tua squadra sportiva, portate uno striscione comune. Aiuta. Rende visibile l’alleanza. Se rappresenti un’attività, esponi il tuo nome: dire “noi ci siamo” fa rete, e la rete è ciò che le mafie temono davvero. Perché fanno forza sull’isolamento, sul “non mi riguarda”. Qui, invece, riguarda tutti.
Alla fine, niente palchi trionfali. Solo la sensazione di aver rimesso in carreggiata il respiro. Un passo. Poi un altro. Ogni tanto ci si gira e si vede la fila lunga sul Naviglio della Martesana. È un’immagine pulita, che resta. E una domanda che spinge piano: se questo tratto lo facciamo insieme, quale prossimo pezzo di città possiamo tenerci stretti, prima che qualcuno provi a prenderselo di nascosto?




