Immagina una mattina di pioggia: arrivi a casa, trovi l’auto di uno sconosciuto davanti al tuo garage e senti quel misto di frustrazione e impotenza. È lì che capisci cosa significa davvero “accesso protetto” e perché il canone per l’uso dello spazio pubblico non è solo una tassa, ma un patto di convivenza.
Perché oggi se ne parla: il canone patrimoniale
Dal 2021 i Comuni applicano il canone patrimoniale per l’occupazione di suolo pubblico. Ha sostituito i vecchi tributi e ha riacceso un dubbio antico: cosa rientra davvero nel pagamento per i passi carrabili e cosa, invece, resta libero perché “a raso”, senza opere né privilegi?
La norma cornice esiste ed è chiara su una cosa: il Comune definisce regole, tariffe e categorie con il proprio regolamento comunale. Qui si gioca la partita. Alcune città distinguono con cura tra passo carrabile (con marciapiede abbassato o opere permanenti) e accesso a raso (livello strada, nessuna modifica). Altre considerano il semplice “diritto di entrare” come uso particolare della strada. Il risultato? Scenari diversi da luogo a luogo. Non c’è un tariffario nazionale, né una risposta valida ovunque.
Fin qui il quadro. Il punto centrale, però, arriva adesso. Ed è pratico.
Passo carrabile o accesso a raso? Ecco quando paghi
Se hai un vero passo carrabile: c’è un marciapiede ribassato, una rampa fissa, la sagoma del cordolo modificata. In questi casi, di norma serve un’autorizzazione o concessione, il cartello ufficiale e il pagamento del canone. Perché? Stai usando stabilmente una parte di suolo pubblico e chiedi agli altri di non sostare lì.
Se hai un accesso a raso: il livello è lo stesso della strada, nessuna opera, nessuna “riserva” di spazio. Molti Comuni non applicano canone finché non chiedi un vantaggio esclusivo (per esempio, la posa del cartello o segnaletica dedicata). In altri, invece, anche l’accesso “semplice” entra in tariffa. Qui decide il regolamento locale.
Esempio concreto. Box di 3 metri in una via di quartiere: se il marciapiede è stato abbassato, quasi certamente rientri nel canone; se l’accesso è un varco già a quota strada, senza opere né segnaletica, potresti non pagare. In centro storico, le tariffe tendono a salire; in periferia restano più basse. Nella pratica, i valori oscillano da poche decine a qualche centinaio di euro l’anno in base a zona e larghezza del varco. Paghi ogni anno. Se non paghi quando dovuto, l’uso è considerato “occupazione abusiva”, con sanzioni e recuperi.
Come muoversi senza errori
Leggi il regolamento comunale: cerca “canone patrimoniale” e la sezione “passi carrabili”. È lì che trovi definizioni, esenzioni, conteggi per metri lineari e zone A/B/C.
Verifica lo stato di fatto: c’è un’opera permanente? C’è già un cartello con numero di autorizzazione? Hai segnaletica orizzontale?
Prepara la domanda: di solito servono planimetria, foto, misura della luce del varco. L’ufficio competente varia: tributi, viabilità o suolo pubblico. I tempi non sono uniformi.
Chiarisci le esenzioni: alcune categorie o casi particolari esistono, ma cambiano da città a città. Se non trovi indicazioni esplicite, non dare nulla per scontato.
Un’ultima immagine. La prima volta che ho aiutato un vicino a capire il suo accesso a raso, abbiamo steso un metro sul marciapiede e contato le mattonelle. Nessun ribassamento, nessuna targa. La risposta era davanti a noi, a filo strada. E tu, davanti alla tua soglia, cosa vedi davvero: un varco come tutti o un ingresso che chiede rispetto dedicato? La differenza, spesso, vale un canone. E un po’ di serenità.




