Ci sono nomi che non si leggono soltanto: restano in tasca, come un biglietto piegato che torni a toccare quando serve coraggio. In una città di confine tra Milano e Brianza, quel nome scenderà in strada, sulle targhe, sulle mappe, nelle conversazioni di ogni giorno.
Chi era Luca Attanasio, oltre il titolo
Quando si parla di Luca Attanasio, i dettagli fanno la differenza. Nato nel 1977, cresciuto a Limbiate, aveva scelto la diplomazia come mestiere e la cooperazione come bussola morale. Dal 2019 era ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo. Il 22 febbraio 2021 è rimasto ucciso in un attacco armato nei pressi di Goma, durante uno spostamento con un convoglio del Programma Alimentare Mondiale (WFP). Nello stesso agguato persero la vita il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo. Sono date e luoghi verificabili, che ancora oggi tengono insieme dolore e senso di giustizia.
Attanasio non era solo un “rappresentante”. Era un funzionario che aveva scelto di stare dove le crisi si toccano con mano. Chi lo ha incontrato ricorda un modo concreto di intendere il servizio pubblico: scuole che riaprono, ambulatori che funzionano, comunità che tornano a parlarsi. La sua storia personale, intrecciata alla comunità brianzola e a progetti sociali portati avanti anche con la famiglia, racconta un’Italia capace di presenza e responsabilità.
Perché evocare tutto questo prima di arrivare al punto? Perché una dedica non è un gesto qualunque. È un patto civile. Le città, quando scelgono i loro nomi di riferimento, scelgono anche il tipo di futuro che vogliono pronunciare.
Una piazza che parla al futuro
A Cormano quel patto prende forma: il Comune ha annunciato l’intitolazione di una nuova piazza a Luca Attanasio. Non è solo cartografia. È un atto che trasforma uno spazio urbano in un luogo di memoria attiva, a due passi da dove Attanasio è cresciuto. Una scelta che suona naturale per un territorio che vive di pendolarismo, associazioni, oratori, mercati rionali: il tessuto ordinario in cui i simboli contano, eccome.
Sul piano pratico c’è un iter preciso. In Italia, l’intitolazione di vie e piazze a persone scomparse da meno di dieci anni richiede il nulla osta della Prefettura, secondo la normativa toponomastica vigente. Per una figura caduta in servizio, la deroga è possibile e frequente. Ad oggi, il Comune ha comunicato la volontà e avviato il percorso; data e orario della cerimonia non risultano ancora ufficializzati. Meglio dirlo chiaro: finché l’atto formale non viene pubblicato, restano passaggi amministrativi da completare.
Che cosa cambia, allora, per chi abita e attraversa Cormano ogni giorno? Cambia lo sguardo. Immagina un bambino che domanda al nonno chi fosse “quell’ambasciatore sulla targa”. Nasce un racconto. Si parla di Africa e di Congo, di convogli umanitari, di scorte, di scelte difficili. Si parla di impegno, ma con parole semplici. È così che una piazza diventa un laboratorio civico a cielo aperto.
Le città non hanno bisogno soltanto di marciapiedi dritti; hanno bisogno di riferimenti comuni. Intitolare uno spazio a Luca Attanasio significa dire che la prossimità non è un fatto geografico, ma etico. Ci riguarda, tutti. E forse, passando di lì in fretta, con le borse della spesa, ci fermeremo un istante. Basterà alzare lo sguardo per ricordare che il mondo comincia spesso a pochi metri da casa: sei pronto a farci i conti?




