Un 8 Marzo che non si accontenta dei fiori: ad Abbiategrasso le donne della Commissione Pari Opportunità scelgono il passo lento e ostinato dell’impegno quotidiano, per trasformare la celebrazione in pratica viva, concreta, condivisa.
8 Marzo: L’Impegno e la Riflessione delle Donne della Commissione Pari Opportunità di Abbiategrasso
La mattina, ad Abbiategrasso, l’aria di marzo è ancora tagliente. In Comune, le componenti della Commissione Pari Opportunità si ritrovano con cartelline, appunti, idee. Vogliono che l’8 Marzo non sia un gesto simbolico e basta. Vogliono parole che restino. E azioni che durino.
Il comunicato iniziale parla chiaro: l’8 marzo della CPO interna al Comune userà il linguaggio dell’impegno. Al momento non risultano pubblici tutti i dettagli del programma. Lo diciamo con trasparenza: alcune attività sono in definizione. Ma l’indirizzo lo si capisce. Non un evento “a effetto”, bensì passaggi concreti. Incontri nei quartieri. Dialogo con le scuole. Ascolto di chi vive fragilità.
A metà mattina arriva quel momento in cui tutto si mette a fuoco. Non servono slogan se non cambiamo l’ordinario. La Commissione mette al centro tre parole: tempo, cura, lavoro. Perché qui passa la stoffa della parità.
Tempo. Le donne in Italia fanno ancora più lavoro di cura non retribuito. Questo restringe studio, carriera, libertà.
Lavoro. Il tasso di occupazione femminile supera il 52%, ma resta sotto quello maschile di oltre dieci punti. L’equità salariale non è un vezzo: è cittadinanza economica.
Sicurezza. Ogni anno si contano oltre cento femminicidi. La violenza di genere non è “emergenza”: è un problema strutturale che va prevenuto.
Qui l’8 marzo smette di essere calendario e diventa pratica. Una dirigente racconta di una collega che ha chiesto di rientrare al lavoro con orari flessibili dopo la maternità. Un’insegnante scrive alla Commissione: “Mi mandate un kit essenziale sul linguaggio inclusivo per la terza media?”. Una commerciante propone di esporre un cartello con i numeri utili contro la violenza. Piccoli gesti. Ma con un impatto reale.
Perché serve ancora una Commissione Pari Opportunità
Per dare continuità. La Commissione può mappare i servizi, raccogliere dati locali, segnalare criticità al Comune di Abbiategrasso, formare chi accoglie al front-office. Può spingere per bandi con criteri di pari opportunità, tempi di conciliazione famiglia-lavoro, linguaggio chiaro negli atti pubblici. Può coinvolgere associazioni, imprese, scuole. E tenere la barra dritta: obiettivi misurabili, tempi certi, verifiche annuali.
Esempi replicabili, già attivi in realtà simili: uno sportello “punto ascolto” una volta a settimana; un vademecum pratico per le aziende del territorio su congedi e flessibilità; serate aperte ai cittadini su educazione affettiva e digitale; segnaletica aggiornata e inclusiva negli spazi comunali. Sono strade note, verificabili, che producono risultati quando sono continuative. Ad Abbiategrasso, alcune di queste azioni potrebbero essere già allo studio; in mancanza di comunicazioni ufficiali, è corretto dirlo con cautela.
Dove iniziare: scuola, lavoro, linguaggio
Scuola. Laboratori su stereotipi e STEM fin dalle medie. Brevi, pratici, con esempi di carriere reali.
Lavoro. Patti locali per la flessibilità. Orari modulati, misurazione trasparente dei divari, sostegno a chi rientra dopo una pausa di cura.
Linguaggio. Moduli formativi per uffici e associazioni. Il modo in cui chiamiamo le cose costruisce l’orizzonte di ciò che è possibile.
L’8 Marzo di Abbiategrasso, così inteso, non chiede applausi. Chiede complicità civica. Un passo dopo l’altro, senza luci abbaglianti. Forse stasera, chi passando davanti al Municipio vedrà una sala riunioni ancora accesa, penserà a un dettaglio. Dentro, qualcuno sta scegliendo parole giuste per una circolare, un orario, un cartello. È lì che cambia la vita quotidiana. E noi, da dove vogliamo iniziare domani mattina?




