Tra poche settimane si conoscerà il destino processuale dei soggetti coinvolti nell’indagine dell’Antimafia che ha portato gli inquirenti a scoprire un sistema consolidato di hackeraggio e dossieraggio contro le istituzioni.
Due versioni contrastanti, un rimpallo di responsabilità che restituisce un quadro a tratti ancora oscuro. L’obiettivo dell’Antimafia è chiarire però ogni aspetto nell’inchiesta Equalize. Entro la fine del 2025, infatti, sono attese le richieste di rinvio a giudizio per i soggetti coinvolti nelle indagini.

Nelle scorse ore davanti ai vertici della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Milano e della Direzione nazionale antimafia (Dna) si sono presentati Enrico Pazzali, l’ex titolare dell’agenzia investigativa Equalize, e Nunzio Samuele Calamucci, esperto informatico, entrambi indagati nella maxi inchiesta sulle presunte cyber-spie e su accessi abusivi alle banche dati per effettuare dossieraggi illegali.
Dopo gli arresti dello scorso anno, Calamucci e l’ex superpoliziotto Carmine Gallo, deceduto a marzo, hanno cominciato a collaborare con le autorità.
Chi era il leader del gruppo hacker di Milano? La tesi della Dda
Secondo l’informatico era Pazzali il vero capo delle operazioni, ovvero colui che chiedeva con insistenza di effettuare gli accessi abusivi e di elaborare i report. Opposta la versione fornita invece da Pazzali, che ha detto ad inquirenti ed investigatori che Calamucci, definito “un bugiardo cronico” e Gallo agivano a sua insaputa.
Bisogna ricordare che opere di dossieraggio sarebbero state effettuate anche su personaggi delle istituzioni, dei Tribunali e delle forze dell’ordine. Tra di essi il presidente del Senato Ignazio La Russa. In questo caso Pazzali ha sottolineato che si stava “solo” testando un aggregatore di dati. Nell’inchiesta di Dda, Dna e carabinieri ci sono numerosi accessi abusivi a set di dati riservati dello Stato come lo Sdi, la banca di informazioni in uso alle forze di polizia.

L’indagine sul presunto sistema Equalize ha fatto emergere l’esistenza di un network di cyberspionaggio che avrebbe raccolto dati riservati su politici, magistrati, imprenditori. Pazzali è l’ex presidente della Fondazione Fiera Milano. Per l’Antimafia è lui il coordinatore delle operazioni. Calamucci sarebbe stato invece colui che materialmente avrebbe organizzato le intrusioni e i dossieraggi. Anche per Gallo, morto mesi dopo lo scoppio dello scandalo, Pazzali era il mandante operativo del gruppo.
Le accuse vanno dall’associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo a sistemi informatici o telematici al trattamento illecito di dati personali. Le indagini sono state chiuse all’inizio di ottobre 2025 ed ora, come già accennato, si è in attesa delle richieste di rinvio a giudizio. In totale gli indagati sono quindici. Quando l’indagine è stata resa nota, è stato chiaro come il gruppo fosse stato in grado di “bucare” apparati importantissimi dello Stato.




