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Inchiesta di Bergamo su covid in Lombardia: le acquisizioni della Gdf

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La Procura di Bergamo, che sta indagando per accertare le responsabilità a livello regionale e nazionale nella gestione della pandemia nel territorio compreso tra la città orobica e Brescia, ha disposto l’invio della Guardia di finanza presso gli uffici del ministero della Salute a Roma e all’Istituto superiore di sanità.

Allo stesso modo, le perquisizioni sono state disposte anche nelle sedi della Ats di Bergamo e in Regione Lombardia, negli uffici dell’assessorato alla Sanità.
Le acquisizioni di documenti, nello specifico, riguardano il piano pandemico nazionale del 2017 che, anche in seguito a un’inchiesta televisiva, si è rivelato essere la copia con data alterata di quello del 2006.
È la vicenda che vede contrapposti Ranieri Guerra, dg della medicina di prevenzione del ministero della Salute e il ricercatore Francesco Zambon  a capo dell’ufficio dell’Oms di Venezia.

Il piano pandemico nazionale, però, non è l’unico elemento che la Procura vuole valutare. Al centro dell’interesse dei magistrati c’è anche il piano pandemico regionale.
L’inchiesta di Bergamo, infatti, trae origine dalla denuncia presentata dai parenti delle vittime decedute per covid in seguito alla mancata applicazione della zona rossa ai due focolai di Alzano Lombardo e Nembro.

Anche se, visto il coinvolgimento dell’Oms, il raggio di indagine si sta progressivamente allargando. Basti pensare che nel piano pandemico si fa riferimento anche ai cicli di farmaci antivirali acquisiti dal ministero della Salute e che risultano parimenti fermi al 2006.

Nel proseguo dell’indagine è dunque previsto che a valle delle acquisizioni di oggi sia nuovamente ascoltato il ministro della salute Roberto Speranza così come era già successo lo scorso mese di giugno con la trasferta romana dei magistrati bergamaschi che avevano sentito anche il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese.

Un punto cruciale dell’inchiesta sarà, da ultimo, la possibilità di riascoltare o meno Zambon che fino a ora ha reso testimonianza spontanea.
L’Oms ha infatti evocato l’immunità diplomatica che impedisce ai suoi collaboratori  – i già citati Guerra e Zambon – di testimoniare in un procedimento della giustizia italiana.

Se così fosse, la Procura di Bergamo potrebbe solo affidarsi a Roma perché faccia da intermediario e consenta così l’eventuale coinvolgimento della Oms nell’inchiesta.