Ok, la strada è giusta: le due vie del mercato rossonerazzurro

A tre giorni dal termine delle trattative il bilancio è positivo

Il “gong” suonerà il 17 agosto, venerdì sera, alle 20. Sarà il segnale di fine campionato per le formazioni di Serie A, Milan e Inter comprese. Restano poche ore per gli ultimi ritocchi, molti dei quali saranno direzionati verso la cessione degli elementi ritenuti in eccesso. Almeno per quel che riguarda le vicende rossonerazzurre, dopo settimane passate a ritoccare la rosa con buoni profitti, sulla carta. Quel che sarà la pratica, dopo i ragionamenti teorici, lo dirà il terreno di gioco, ma il primo giudizio anticipando il campo non può che essere positivo.

L’Inter, in realtà, un ultimo tassello potrebbe ancora riuscire a metterlo. E’ il sogno nato qualche tempo fa, la strada che porta a Luka Modric, una speranza che resta ancora accesa. Una piccola fiammella, in realtà, perché il tempo è veramente poco e in mezzo c’è anche una Supercoppa Europa che vede il croato tra i convocati di Lopetegui per il Real. In compenso l’entourage del giocatore assicura che il vice-campione del mondo non ha abbandonato l’idea di trasferirsi e tornerà a chiedere a Perez (giovedì) di mantenere la promessa di lasciarlo partire. Modric o no, il mercato dei nerazzurri è stato di assoluto livello. Prima ancora dell’apertura della sessione estiva, Ausilio si era già assicurato De Vrij e Asamoah a parametro zero più un talento come Lautaro Martinez che ha già fatto intravedere doti non comuni. E poi Nainggolan, Politano, Vrsaljko, Keita Baldé. Una rosa ben più preparata rispetto a quella che ha raccolto il quarto posto e la qualificazione alla Champions soltanto all’ultimo respiro.

Diverse, più difficoltose, sono state le premesse del mercato rossonero. Partito in forte ritardo, dopo l’entrata in scena di forza di Elliott per sostituire al vertice il discusso Yonghong Li. La scelta di puntare su Leonardo, contro il parere dei tifosi più accesi (memori dei trascorsi del brasiliano all’Inter ma forse non delle capacità mostrate dal dirigente nel suo passato calcistico) si è rivelata una bella intuizione. Non è da tutti strappare Higuain, che dalla Champions e la corsa scudetto con la Juventus passerà all’Europa League e a una squadra in ricostruzione. Giusto, in prospettiva, puntare su Caldara e lasciar partire uno “scontento” come Bonucci. Bakayoko è una scommessa, Samu Castillejo una necessità tattica, la cessione di Locatelli senza diritto di “recompra” un sacrificio che probabilmente andava fatto. Con le premesse che c’erano e ci sono, legate ai paletti Uefa, chiedere di più era complicato. Per non parlare del grande merito, da parte di Leonardo, di aver riportato in società una bandiera come Maldini. Finora non ci era mai riuscito nessuno in quasi dieci anni.