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Violenza sulle donne: i dati di due ricerche

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Una ricerca demoscopica realizzata da AstraRicerche sulla percezione della violenza alle donne e i dati raccolti dalla Rete antiviolenza del Comune sono stati presentati oggi, alla vigilia della giornata di sensibilizzazione sul tema prevista per il 25 novembre.

Se ne è parlato in un incontro dal titolo “Tutti i volti della violenza”, promosso dalla stessa Rete e da Gilead Sciences Italia.
In base ai dati presentati, gli Italiani pensano questa sia che tra le priorità urgenti dell’agenda politica del Paese che si tratti di quella fisica (per il 60.8%) o quella psicologica (57.8%).
Però, sebbene secondo l’Istat circa il 5% delle donne tra i 16 e i 70 anni – ovvero 1 milione 157 mila – abbia subito uno stupro o un tentativo di stupro, più del 40% degli italiani pensa che questo dato sia più basso.
Un italiano su quattro pensa che lo stupro non sia davvero una forma di violenza perché legato agli atteggiamenti e all’abbigliamento delle donne che veicolano un messaggio di disponibilità.
A pensarlo sono in maggioranza gli uomini (30%), ma anche la percentuale delle donne è significativa (20%).

Circa 3 persone su dieci non considerano violenza dare uno schiaffo alla partner se lei ha flirtato con un altro; tra le donne, ne è convinto il 20%, mentre la percentuale sale al 40% per gli uomini.
Ancora, un italiano su tre non considera violenza forzare la partner a un rapporto sessuale se lei non ne ha voglia; lo pensano circa quattro uomini e tre donne su dieci.

Alla domanda su chi la esercita, di qualsiasi tipo essa sia, al primo posto sono stati messi i superiori sul lavoro (86% di risposte spesso/a volte), in seconda posizione i partner uomini (84%) e altri uomini della famiglia (73%). A seguire, sconosciuti (78%) e amici e conoscenti, sia donne sia uomini (75%).
Quasi la metà delle donne intervistate pensa che il partner uomo è spesso prevaricatore, violento a livello psicologico o fisico, mentre solo il 35% degli uomini è d’accordo con questa descrizione, confermando la sottovalutazione del problema.
Dai dati della Rete antiviolenza del Comune emerge invece che oltre l’89% delle donne subisce violenza da parte di un famigliare: il 74% da mariti, conviventi, fidanzati o ex. Il 68% di loro sono di nazionalità italiana.

“Il quadro generale che emerge- ha commentato Cosimo Finzi, direttore AstraRicerche- è quello di un’Italia ancora ancorata su certi retaggi, ma consapevole che la violenza di genere esiste ed è una questione prioritaria da affrontare. Lo dimostra il dato sulla percezione della parità di genere, definita come ‘condizione nella quale donne e uomini ricevono pari trattamenti, con uguale facilità di accesso a risorse e opportunità, indipendentemente dal loro genere sessuale’: solo per il 18,8% la parità è reale, pienamente raggiunta”.

Sul come combattere la violenza, gli Italiani hanno risposto in primis che bisogna agire attraverso la cultura, ovvero promuovere conoscenza e rispetto delle donne nelle scuole, di ogni ordine e grado.
Al secondo posto hanno indicato un intervento sul welfare pubblico (orari di lavoro, sostegno economico per il nido, riconoscimento del lavoro domestico). A seguire, i percorsi di empowerment femminile per le vittime di violenza (sostegno psicologico, attività sull’autostima e la consapevolezza, supporto al reinserimento lavorativo e nella società) e per finire una legge che renda obbligatorio un congedo di paternità di 2-3 mesi.

“È necessario un cambiamento culturale – ha sottolineato Diana De Marchi, presidente della Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili e della Rete Antiviolenza – che ci faccia sentire tutti e tutte parte del problema, perché le donne non possono e non devono essere lasciate sole ad affrontare la violenza e i maltrattamenti. Per questo, in Lombardia, abbiamo costituito la Rete Antiviolenza. Nonostante la scarsità delle risorse messe a disposizione dagli enti locali, abbiamo continuato ad aumentare le risorse economiche e umane per la rete antiviolenza della nostra città”.

Il convegno è stato quindi l’occasione per presentare anche i numeri di questa rete e delle sue 14 realtà presenti sul territorio.
Sono state circa 2.200 le richieste pervenute da circa 980 donne che hanno beneficiato dei diversi interventi offerti dalla Rete, dal sostegno psicologico, all’accompagnamento al lavoro, dalla consulenza legale, all’autonomia abitativa.
In circa un quarto dei casi si tratta di donne che hanno chiesto aiuto per la prima volta mentre ci sono oltre 400 donne che sono state accolte in percorsi ancora in essere di fuoriuscita dalle situazioni di violenza e 50 donne e 27 bambini che sono stati ospitati in Case Rifugio.
Il 59% delle donne aiutate ha figli e il 64% è di nazionalità italiana. Il 68% delle violenze rilevate è di tipo fisico, il 24% sessuale e il 22% assume le forme di violenza ‘economica’. Triste primato per la violenza psicologica (84%).

Questo importante servizio di sostegno alle donne potrà contare, è stato annunciato durante l’incontro, sul sostegno di Gilead Sciences che ha erogato un contributo di 20.000 euro per la realizzazione di iniziative a favore di donne vittime di violenza di genere.
Tra queste sono previsti: tirocini e borse per il reinserimento lavorativo e la riqualificazione professionale; progetti di autonomia abitativa; spese per la promozione della salute per donne vittime e figli minori coinvolti e spese legali per iter giuridici civili.