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Inchiesta della procura di Bergamo sul covid: proroga di 6 mesi per le indagini

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Fonte foto Bergamonews

La Procura di Bergamo ha accolto la richiesta del gip Maria Luisa Mazzola sulla proroga delle indagini relative alla gestione della pandemia.

La scadenza naturale, inizialmente fissata al 18 giugno è stata quindi prorogata almeno di altri sei mesi. Nella richiesta, così come riportata dall’Agi, si legge: “rilevato che si tratta di procedimento particolarmente complesso che comporta, tra l’altro, il vaglio del materiale sequestrato il 22 ottobre 2020 (in Regione Lombardia e all’Istituto Superiore della Sanità, ndr) e l’audizione di numerose persone informate sui fatti e che sono in corso consulenze tecniche in cui è stata chiesta la proroga per il deposito degli elaborati”. Queste ultime sono state affidate al virologo Andrea Crisanti.

Al momento restano quindi confermati cinque indagati: l’ex dg del Welfare lombardo Luigi Cajazzo, l’allora suo vice Marco Salmoiraghi, la dirigente Aida Andreassi, Francesco Locati e Roberto Cosentina rispettivamente dg ed ex direttore sanitario dell’Asst Bergamo Est. Per questi ultimi, oltre al reato contestato a tutti gli altri di epidemia colposa, c’è anche quello di falso ideologico che si riferisce alla gestione del Pronto Soccorso di Alzano Lombardo. A detta dei due dirigenti sarebbero state adottate tutte le misure di sanificazione dei locali all’indomani dell’accertamento del primo caso di coronavirus. Una circostanza che secondo le indagini svolte dai magistrati non corrisponde a verità con il risultato di trasformare la zona nel secondo focolaio epidemico dopo quello di Codogno.

Nella richiesta di proroga delle indagini non compare il nome di Ranieri Guerra, il direttore aggiunto dell’Oms che risulta indagato per ‘false informazioni’ in un altro filone di indagine che riguarda l’aggiornamento del piano pandemico.

L’inchiesta era partita in seguito alla denuncia dei familiari delle vittime che si erano riuniti nel comitato “Noi denunceremo” e ha previsto diverse trasferte degli inquirenti a Roma durante le quali erano stati ascoltati l’ex premier Conte, il ministro della Salute Speranza, il direttore dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro e, per quanto riguarda il piano pandemico, due ex titolari del dicastero.