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Bambino precipitato nella scuola Pirelli: chiesta la condanna per una delle maestre

incidente

La vicenda di Leonardo, il bambino precipitato dalle scale nella scuola Pirelli di via Bussero, nel mese di ottobre del 2019, si è arricchita con la richiesta di condanna a un anno di reclusione, con sospensione condizionale, di una delle maestre presenti sul luogo dell’incidente.

Il processo si è svolto con rito abbreviato e ha coinvolto l’insegnante di italiano, una donna di 43 anni che doveva rispondere dell’accusa di omicidio colposo. A decidere la gup Elisabetta Meyer che ha quindi accolto la richiesta della pm Maria Letizia Mocciaro.
Delle altre persone coinvolte nella vicenda, l’altra insegnante ha scelto il rito ordinario e la sua udienza è prevista per il mese di luglio mentre per la collaboratrice scolastica è stato accettato infine accettato il patteggiamento dopo che un altro gup lo aveva negato nel corso di una precedente udienza.

I fatti risalgono, si diceva al mese di ottobre del 2019 quando, intorno alle 10:00 del mattino il bambino ha chiesto di poter andare in bagno. Gli era stato dato il permesso senza che però nessuno lo accompagnasse. Quindi, mentre attraversava il corridoio, ha sentito un vocio provenire dai piani inferiori e si è avvicinato alla balaustra dove era appoggiata una sedia di quelle girevoli dotate di rotelle.
Si sarebbe quindi arrampicato per vedere meglio ma così facendo si è sporto oltre il dovuto precipitando da un’altezza di una decina di metri. Trasportato all’ospedale Niguarda con un grave trauma cranico era stato operato d’urgenza e poi spostato in terapia intensiva dove era deceduto pochi giorni dopo.

Secondo le indagini le due insegnanti avrebbero violato il regolamento di Istituto che imponeva loro la vigilanza sui bambini oltre ad aver concesso il permesso di abbandonare l’aula fuori dal tempo consentito.
La collaboratrice scolastica è accusata di negligenza per alcuni comportamenti che, si legge nell’avviso di conclusione delle indagini, comprendono l’uso del cellulare durante l’orario di lavoro, l’aver lasciato incustodita la sedia e il non essere al suo posto al momento della disgrazia. Dalla sua postazione sarebbe stata in grado di seguire le mosse del bambino e agire di conseguenza.