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Le celebrazioni per Mussolini a Dongo e Giulino

Mussolini

Anche per il 2021 la Questura ha autorizzato le due cerimonie che si svolgono a commemorazione della morte di Benito Mussolini e Claretta Petacci nei comuni comaschi di Dongo e Giulino di Mezzegra.

Le cerimonie sono state fissate per domenica 2 maggio, rispettivamente, alle 09:30 e alle 11:30.
Per quanto riguarda Giulino, dove nel 2020 le celebrazioni erano avvenute il 26 luglio in prossimità del compleanno del Duce che cade il 29, il parroco Luca Giansante impartirà prima una benedizione sul sagrato della chiesa parrocchiale di Sant’Abbondio dove, dal 1984 e fino al 2019 si teneva invece una celebrazione vera e propria, e poi una seconda a Villa Belmonte.

Per rispettare le normative anti covid non ci sarà un corteo dalla chiesa alla Villa ma, quanti parteciperanno, si troveranno direttamente sul posto dove ci sarà il saluto del “presente” in memoria di Mussolini e dei caduti della Rsa.

Cosa accadde in quei giorni del ’45
Quando era ormai chiaro che gli Alleati sarebbero entrati a Milano, Mussolini, che il 25 aprile si trovava in città, ebbe un ultimo incontro con il cardinale Schuster, impegnato a mediare la resa delle residue forze fasciste con il CLN. Proprio da lui apprese del fatto che i tedeschi stavano a loro volta negoziando la resa.
Da questo momento in poi le sue mosse si perdono in un mare di congetture su quali fossero le sue vere intenzioni. Secondo alcune fonti avrebbe dovuto incontrare emissari alleati in arrivo dalla Svizzera ai quali si sarebbe consegnato dando in cambio dei documenti che portava con sé. Secondo altre il suo unico scopo era salvarsi ben sapendo che se fosse finito in mano ai partigiani sarebbe stato sicuramente giustiziato. Fatto sta che per diversi giorni Mussolini si trova nel comasco e soggiorna in diverse frazioni della zona dove, nel frattempo, lo aveva raggiunto anche Claretta Petacci.
Quando decide di riprendere la via per la fuga i due decidono di separarsi.

Il 28 di aprile Mussolini si ritrova al seguito di una colonna di tedeschi e italiani in rotta, nascosto all’interno di un camion con indosso un cappotto militare e un elmetto. La colonna è quindi intercettata a Musso alle 6:30 e, dopo lunghe trattative, gli italiani al seguito vengono fermati.
I reparti tedeschi sono lasciati liberi di ripartire salvo essere fermati di lì a poco e nuovamente a Dongo dove si procede a un’ispezione dei mezzi. Mussolini venne riconosciuto e arrestato. Interrogato in municipio viene poi condotto nella caserma della Guardia di Finanza di Germasino dove, poco dopo, viene ricongiunto a Claretta.

Non è semplice capire cosa fare di un personaggio così ingombrante.
Le due opzioni sul tavolo, del resto, sono la consegna agli Alleati o l’esecuzione. Alla fine prevale questa seconda opzione che era stata già paventata qualche giorno prima dallo stesso CNL.
E così Mussolini e Claretta terminano la loro esistenza fuori dai cancelli di Villa Belmonte, a una ventina di chilometri da Dongo.

I corpi, loro e di altre 16 persone, partono quindi alla volta di Milano per essere esposti, appesi per i piedi, dalla pensilina di un distributore di benzina in piazzale Loreto, lo stesso luogo dove nell’agosto del 1944 erano stati esposti i corpi di 15 partigiani uccisi dai tedeschi come rappresaglia per un attentato.