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Gruppo San Donato: patteggiamento per la truffa alla Regione

rimborsi

Il gup di Milano Giulio Fanales ha ratificato il patteggiamento per le 5 strutture ospedaliere che fanno capo al Gruppo San Donato nell’ambito dell’inchiesta sulla truffa alla Regione Lombardia per i rimborsi gonfiati nell’acquisto dei farmaci.

La decisione è stata presa sulla base di due fattori. Il primo è il risarcimento alla Regione di una somma pari a 10 milioni di euro. Il secondo è il riassetto organizzativo interno promosso dallo stesso gruppo che ha mostrato, secondo i giudici, la volontà di condannare gli illeciti interni, creare una struttura manageriale più controllabile e dedita a procedure lecite e segnare una netta discontinuità con le condotte del passato.

Così facendo Policlinico San Donato, ospedale San Raffaele, Istituto Ortopedico Galeazzi, gli Istituti Ospedalieri Bergamaschi e Istituti Ospedalieri Bresciani verseranno una pena pecuniaria pari a 200 mila euro ciascuno per uscire dal procedimento. Per contro, per altre
tre strutture dello stesso gruppo, ovvero Istituti clinici Zucchi, Istituto Clinico Villa Aprica e Istituti Clinici di Pavia e Vigevano è stato disposto il non luogo a procedere

I fatti legati a questa inchiesta risalgono al periodo 2013-2019 quando manager del gruppo acquistarono farmaci a prezzo scontato chiedendo poi alla Regione il rimborso del prezzo pieno.
Fin qui per il coinvolgimento societario. Invece è stato disposto il rinvio a giudizio per due multinazionali farmaceutiche straniere così come per otto persone fisiche, tra Nicola Bedin, all’epoca ex amministratore delegato pro tempore del San Raffaele, Massimo Stefanato ex responsabile dell’ufficio acquisti dello stesso istituto, e Giacomo Cavallazzi allora responsabile dei servizi di farmacia. La prima udienza si terrà il prossimo 14 luglio.

Lo schema per la truffa dei farmaci era stato poi replicato anche per la fornitura di protesi per il cuore, dìsempre dal gruppo San Donato. In merito a questo procedimento i fatti risultano contestati solo a quattro persone tra le quali ritornano i nomi di Cavallazzi e Stefanato escludendo sia il Gruppo sia le multinazionali fornitrici.