Home Città Metropolitana Cronaca ‘Ndrangheta tra Bergamo e Crotone: 13 arresti

‘Ndrangheta tra Bergamo e Crotone: 13 arresti

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Un’operazione condotta dai Carabinieri di Bergamo, su disposizione del gip del tribunale di Brescia, ha portato all’arresto di 13 persone nella bergamasca legate al clan della ‘ndrangheta Arena, originario di Isola Capo Rizzuto in provincia di Crotone.

Le accuse sono di estorsione, usura, detenzione illegale di armi da fuoco, riciclaggio ed autoriciclaggio di denaro e bancarotta fraudolenta per una serie di attività messe in piedi nel settore del trasporto delle merci.
Un gruppo di soggetti, per metà originari di Bergamo e per metà di Crotone e che si era scelta come sede il capoluogo orobico, aveva iniziato l’attività criminale a partire dalle estorsioni.

Tutto era partito dal proprietario di una ditta che, aiutato dagli uomini del clan, si era recato da un concorrente per minacciarlo e imporgli un numero limitato di clienti con lo scopo di gestire, da solo, la restante parte.
Da questo sodalizio, il clan della ‘ndrangheta si era inventato un sistema di acquisizioni false per ottenere il monopolio del mercato e avere così uno strumento per riciclare il denaro proveniente da altri proventi illeciti. Quando non servivano più allo scopo, le società dichiaravano fallimento con tanto di frode allo Stato.

A corollario di questa, che era l’attività principale, c’era poi il prestito a usura. Come era successo nel caso di un imprenditore che, per ripagare un debito, aveva venduto un immobile a un prezzo ben oltre il suo valore di mercato. Le indagini hanno poi accertato che c’era questa organizzazione criminale dietro un incendio che nel febbraio del 2014 aveva danneggiato una ditta di trasporti con diversi camion resi inutilizzabili.

Da ultimo, oltre a scoprire la detenzione illegale di armi da fuoco, la Procura ha disposto il sequestro di quattro villette del lungomare di Cutro, sempre in Calabria, in cui era coinvolta la banda orobica.
Un suo rappresentante, infatti, le aveva acquistate, a sua volta, da un esponente di spicco di un’altra cosca locale, già in carcere per altri reati, usando proventi illeciti derivanti da false fatturazioni. Il compratore, inoltre, provvedeva al mantenimento della moglie del detenuto e della sua famiglia, sempre attraverso denaro di dubbia provenienza.
Per questo motivo, anche queste persone sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare, sia in carcere sia ai domiciliari, con le accuse di riciclaggio, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni.