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Piersanti Mattarella: Milano dedica una piazza al simbolo della legalità

Mattarella
Fonte foto Comune di Milano

Una cerimonia che si è tenuta questa mattina davanti alla sede del Comando Legione dei Carabinieri, ha dedicato questo spazio di via Moscova 26 alla memoria di Piersanti Mattarella, il fratello del Capo dello Stato, assassinato nel 1980.

Alla cerimonia erano presenti il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il nipote di Mattarella Giovanni Argiroffi, il vicesindaco Anna Scavuzzo, l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno, il presidente del Consiglio comunale Lamberto Bertolé, il presidente del Municipio 1 Fabio Arrigoni, il prefetto Renato Saccone, i vertici delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine presenti a Milano e i rappresentanti dell’Associazione Vittime del Dovere e di Libera Milano.

Fonte foto Comune di Milano

La dedicazione vuole essere un omaggio all’integrità di Piersanti Mattarella che in difesa della legalità e dello Stato ha pagato in prima persona.

Fonte foto Comune di Milano

Chi era Piersanti Mattarella
Nato a Castellammare del Golfo, Trapani, nella punta ovest della Sicilia, nel 1935 si formò in diverse scuole cattoliche a Roma per poi avvicinarsi, in gioventù, alla Democrazia Cristiana, nell’area politica rappresentata da Aldo Moro.

Tornato in Sicilia nel 1958 partecipa alle prime elezioni per il comune di Palermo del 1964 e vi entra come consigliere.
Tre anni più tardi è candidato all’Assemblea Regionale dove, nonostante la fresca nomina, fu coinvolto nella definizione della legge di bilancio regionale nel 1970. Nel corso di questa esperienza Mattarella si rende conto delle tante inefficienze del sistema politico regionale riconducibili, secondo un suo articolo comparso in quegli anni, all’eccessivo numero di incarichi concentrati tra Assemblea e Giunta che rallentava l’azione politica e all’eccesso di interessi particolari dei diversi assessori che perdevano di vista l’interesse collettivo a favore di tanti interessi particolari.  

La sua azione politica gli porta la conferma nelle elezioni successive del 1971 e del 1976 portandolo a diventare assessore alla presidenza con delega al Bilancio. A questi anni risale l’approvazione, a larga maggioranza e con i voti del Pci del Piano regionale d’interventi per gli anni 1975-1980, il primo tentativo di programmazione, sul lungo periodo delle risorse regionali.

Nel 1978 diventa presidente dell’Assemblea regionale con una giunta di centro sinistra che ha il sostegno politico, esterno, del Pci.
Per la Sicilia si apre un periodo di riforme che comprendono: maggiore potere decisionale del Presidente con conseguente ridimensionamento delle mansioni degli assessori, iniziative a favore dell’occupazione e della scuola e la legge urbanistica che riduceva gli indici di edificabilità dei terreni agricoli e spostava, dal pubblico ai costruttori, alcuni degli oneri per le opere di urbanizzazione. Quest’ultimo provvedimento aveva lo scopo dichiarato di contrastare l’abusivismo e la speculazione nel settore edile.

Dopo l’omicidio di Peppino Impastato del 9 maggio 1978 per ordine del boss Tano Badalamenti, Mattarella pronuncia una dura requisitoria contro Cosa Nostra che servì a chiarire, qualora ce ne fosse stato bisogno, qual era la sua posizione in tema di legalità e rispetto delle leggi dello Stato.
Nello stesso anno la Giunta regionale finì al centro di un’aspra polemica allorché un assessore indicò proprio nell’Assessorato all’Agricoltura il principale centro di corruzione all’interno della Regione.
Pur riconoscendo la necessità di una riforma del settore, Mattarella confermò l’incarico all’assessore Giuseppe Aleppo.

La presa di posizione e i veleni che ne erano seguiti erano però un segnale che qualcosa stava cambiando. Forse troppo e troppo in fretta.
E così il 06 gennaio del 1980 mentre era in compagnia della sua famiglia e in procinto di spostarsi in auto Piersanti Mattarella vide l’uomo avvicinarsi a grandi passi verso di lui, raggiungere il suo finestrino dell’auto e esplodere diversi colpi, a freddo.

Le indagini sul delitto furono uno degli ultimi impegni del giudice Giovanni Falcone che identificò nella fusione tra il terrorismo di estrema destra dei NAR – Nuclei Armati Rivoluzionari – e di Cosa Nostra,  gli esecutori e i mandanti del delitto.
La sentenza del 1995, infatti, condannò i grandi nomi della Cupola da Riina a Provenzano. La condanna fu confermata in Cassazione.

Nel luogo dell’omicidio, in via della Libertà, una targa ricorda l’uomo e i suoi ideali.