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Lombardia Film: anche Scillieri e Barbarossa chiedono il patteggiamento

inchiesta

Nella oramai nota vicenda della compravendita del capannone di Cormano da parte della Lombardia Film Commission e dei presunti fondi transitati a favore della Lega, l’ultimo capitolo vede la richiesta di patteggiamento avanzata dai legali di Michele Scillieri e di suo cognato Fabio Barbarossa.

Se l’istanza sarà accolta, i due dovranno scontare, rispettivamente, tre anni e otto mesi di reclusione con 85 mila euro di risarcimento e due anni e due mesi con trentamila euro di risarcimento. Le accuse nei loro riguardi erano di peculato ed evasione fiscale.

Uscirebbero in questo modo dall’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco e dal pm Stefano Civardi per essere utilizzati come testimoni, a questo punto con l’obbligo di dire la verità, nel processo a carico degli altri imputati ovvero i due revisori contabili della Lega Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni e l’imprenditore Francesco Barachetti.
Sono tutti agli arresti domiciliari e fino a ora non hanno collaborato con i magistrati.

L’altro protagonista della vicenda, quel Luca Sostegni considerato il prestanome della trattativa immobiliare aveva già patteggiato una pena a 4 anni e 10 mesi. La richiesta dei suoi legali era infatti stata accolta anche in virtù della collaborazione dimostrata con i magistrati titolari dell’inchiesta sulla Lombardia Film.

Secondo i magistrati, Manzoni e Di Rubba, insieme a Scillieri, avrebbero ideato l’operazione sull’immobile di Cormano scelto come nuova sede della Lombardia Film Commission di cui Di Rubba era presidente.
L’immobile fu acquistato da una società sull’orlo del fallimento intestata fittiziamente a Sostegni ma in realtà in mano a Scillieri, senza effettuare alcun pagamento.
Il denaro incassato dalla Regione, i famosi 800 mila euro, finì invece nelle tasche dei tre soggetti anche attraverso i pagamenti all’imprenditore Francesco Barachetti, per lavori mai realizzati.
Barachetti è lo stesso personaggio elevato da semplice idraulico a società leader nell’impiantistica finito in numerose segnalazione dell’Antiriciclaggio di Banca d’Italia.
Secondo le ipotesi investigative, a lui arrivavano i fondi distratti dalla Lega che poi provvedeva a dirottare su società e persone vicine al Carroccio.