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Foibe: il Giorno del Ricordo e la cerimonia milanese per le vittime

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In occasione del Giorno del Ricordo, a perenne memoria dei patimenti subiti dagli Italiani finiti nelle foibe nei territori dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, le autorità cittadine hanno deposto una corona al monumento di piazza della Repubblica.

La scultura, nata da un’idea dell’esule istriano Piero Tatricchio, a sua volta figlio di una vittima delle foibe, è composta da due blocchi di pietra inseriti uno sopra l’altro per un’altezza complessiva di circa 4 metri e raffigura proprio un uomo in fondo a una cavità carsica.
L’opera è stata donata alla città lo scorso 11 ottobre dal Comitato Pro-monumento con il contributo della Fondazione Bracco.

Alla cerimonia erano presenti il sindaco Sala, il prefetto Renato Saccone, i rappresentanti delle associazioni degli esuli giuliano-dalmati, il presidente dell’Anpi Roberto Cenati e l’assessore alla Sicurezza della Regione Riccardo De Corato che ha commentato: “Con questo monumento Milano ha finalmente dato un ricordo perenne per dei morti che per decine di anni sono stati occultati come se non fossero mai esistiti.
Oggi la verità è finalmente venuta a galla e alle giovani generazioni dobbiamo spiegare cosa è successo”.

“Fare memoria sugli orrori commessi sul confine orientale e sull’esodo dalle terre istriane, fiumane e dalmate – ha scritto il Sindaco sul suo profilo Facebook – è un dovere civile e umano affinché queste tragedie non accadano mai più. La nostra responsabilità al ricordo nei confronti delle vittime, dei loro familiari e di chi è stato costretto a lasciare tutto è enorme: il negazionismo è un male che abbiamo il dovere di estirpare, sempre”.

“La tragedia delle foibe e della Deportazione senza ritorno degli esuli istriano-dalmati. Cieca e sorda senza distinzione d’età, unica colpa: essere italiani” il commento alla giornata del governatore Fontana.

La giornata del 10 febbraio è stata istituita con la legge nr 92 del 30 marzo 2004 e coincide con la data in cui furono firmati, nel 1947, i trattati di pace di Parigi che ridisegnarono i confini dell’Europa post bellica.
In quella sede furono assegnati alla Jugoslavia i territori dell’Istria, il Quarnaro – il braccio di Mare Adriatico settentrionale che separa l’Istria dalle isole di Cherso e Lussino -, la città di Zara con la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia che in precedenza erano parte del territorio italiano.

Gli orrori legati alla tortura, all’uccisione e all’occultamento dei cadaveri all’interno delle foibe di tanti connazionali conobbero due momenti storici ben precisi.
Il primo si colloca all’indomani del catastrofico armistizio dell’8 settembre 1943 quando nei territori orientali si scatenò la violenza in reazione al trattamento vessatorio imposto dal Regime fascista.
Il secondo è successivo al 1947 e all’arrivo della nuova sovranità di Tito e della neonata Repubblica di Jugoslavia.

Fu in questa seconda fase che alle atrocità verso gli Italiani si accompagnò un vero e proprio esodo di chi aveva sempre abitato queste zone e che si trovò in una situazione paradossale: essere prima italiani in territorio straniero e poi italiani estranei e non sempre bene accetti e accolti nelle tante città dove si trovarono a dover ricominciare tutto daccapo.