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Caso Genovese: la parola alla vittima

Genovese
Fonte foto Il Messaggero

La vittima dello stupro di Alberto Genovese è tornata a parlare con la stampa. Lo ha fatto al Corriere della Sera rilasciando un’intervista dallo studio del suo nuovo legale, l’avvocato Luigi Liguori.

La ragazza ricostruisce la partecipazione alle feste di Genovese, che non conosceva personalmente, e che ha frequentato almeno tre volte prima dei fatti. Si ballava, c’erano personaggi famosi e non però : “L’unica cosa sbagliata era l’eccesso di droga […] In qualsiasi festa della notte a Milano la trovi, ma non così tanta”.

La sera della violenza, continua nel racconto: “[…] La mia amica mi ha detto che avevamo deciso di andarcene anche perché lui aveva cominciato ad essere molto molesto nei nostri confronti, ci seguiva.
Era come se ci stesse puntando. […] Appena arrivate abbiamo capito che c’era un ambiente strano. Solo una ventina di persone, molte ragazze e non conoscevamo nessuno. Genovese non lo conoscevo […] Non ci avevo mai parlato, non ci eravamo neanche presentati. Era arrogante”.

Su come si sia ritrovata nella stanza-bunker di Genovese ha detto di evere ancora i ricordi offuscati fino a quando: “Poi hanno cominciato a sovrapporsi i ricordi, i dolori, le manette, lui che si comportava in modo violento e voleva ancora costringermi ad assumere droga. “Pippa”, diceva. Ho capito che ero in pericolo di morte e ho mandato messaggi alla mia amica con il telefonino”.

Sui soldi che Genovese ha bruciato prendendoli dalla sua borsa e che le sono valsi l’insinuazione di essere una escort ha commentato: “Non erano soldi miei, non ho alcuna idea del perché ce li abbia messi. Quando ho aperto la borsa, ho visto che dentro c’era un rotolo di banconote. Non so quante fossero. Qualcuno ha detto che ci siamo accordati per quel denaro. Non è vero. Poi le ha bruciate, ma questo l’ho saputo dopo.”

E ancora: “Hanno detto che sono una escort. Io non ho mai fatto niente del genere, non mi hanno mai offerto dei soldi per andare a queste feste.
Erano feste normali, non erano orge. Tutto questo mi sta facendo soffrire molto perché non lo trovo giusto. È come se volessero farmi pentire di essermi esposta e di aver denunciato. Io ho fatto una cosa giusta, non capisco perché mi debbano trattare così. Mi aspetto di essere appoggiata”.

In più di una trasmissione televisiva, inoltre, si è raccontato di un pranzo al quale avrebbero partecipato la vittima e alcuni conoscenti di Genovese e durante il quale si sarebbe parlato di un possibile risarcimento.

A questa domanda del giornalista ha risposto che si è trattato di un incontro tra amici per prendere un caffé al quale hanno partecipato persone che conoscevano Genovese ma: “[…] Non ci sono trattative in corso per un risarcimento”.

Da ultimo, le viene chiesto se alla prima udienza del processo sarà presente in aula. La ragazza risponde: “Non lo so. Vorrei solo guardarlo in faccia per vedere come mi guarda”.

Sui fatti, intanto, si susseguono polemiche a mezzo stampa in cui spesso si accenna anche alla responsabilità di chi frequenta certe feste.
Dopo Natalia Aspesi sul Venerdì di Repubblica che ha parlato di imprudenza si è pronunciata anche Annamaria Bernardini De Pace, famoso avvocato matrimonialista dalle colonne di Libero.

Il suo pensiero si può riassumere in queste parole: “Sono convinta che esista la responsabilità individuale che poi la si possa anche perdere per strada, magari proprio facendo uso di droga, ma che c’è stato un momento di scelta, un inizio. Nessuno è obbligato ad andare alle feste, nessuno è stato trascinato lì per forza.
Tutto quel mondo di escort, ragazze immagine o che si auto dichiarano modelle, è assolutamente consapevole di ciò che circonda loro. Sapevano dove andavano, cosa avrebbero fatto e cosa avrebbero avuto in cambio

Ad aggiungere clamore alla vicenda anche il racconto di un’altra vittima, sempre di stupro, con conseguente seconda denuncia a carico di Genovese.
Questa volta i fatti si riferiscono alla scorsa estate, in una villa affittata a Ibiza.
Prima di assumere droga, nella stanza dove poi è avvenuta la violenza erano presenti Genovese e la sua fidanzata Sara.