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Il Giornale di Brescia lascia Facebook

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Il Giornale di Brescia, il quotidiano cittadino fondato nel 1945, ha deciso di abbandonare Facebook.

Le ragioni di questa scelta difficile, in un’epoca in cui la notizia sui social corre più di quella di un normale sito web, è stata spiegata dallo stesso direttore Nunzia Vallini con un ultimo post:

“Ci siamo tirati fuori, in controtendenza e con convinzione. Troppe parole in libertà, troppi insulti, troppo astio. E troppi profili fake (falsi) che se non generano notizie altrettanto false, si dilettano in manipolazioni neppure tanto dissimulate […].

riteniamo esista una sorta di corresponsabilità quantomeno morale se gli aggiornamenti di una pagina Facebook diventano – volenti o nolenti – pretesto per veicolare falsità, rabbia e frustrazioni o, peggio ancora, commenti che nulla hanno a che vedere con la pluralità delle idee e loro libera e sacrosanta espressione, e ancor meno con il diritto-dovere di informare ed essere informati.
Ecco perché abbiamo deciso di bloccare gli aggiornamenti della pagina Facebook del GdB […].

Consideriamolo una sorta di lockdown contro il virus delle maleparole che non cercano il dibattito, ma la rissa. Che non informano ma demoliscono. Che non vogliono costruire nulla, tantomeno consapevolezza, e che mirano solo a delegittimare, seminare odio, rancore, razzismo. Che non lasciano spazio alla pluralità né alla decenza. Che scaricano bile e non contribuiscono a trovare soluzioni […]”.

Una situazione che aveva spinto la stessa redazione a una specie di autocensura evitando quindi di pubblicare le notizie ritenute troppo delicate.

“Fino alla goccia che ha fatto traboccare il vaso: ci siamo ritrovati bombardati da commenti ai nostri post con il palese obiettivo di creare flame (fiamma), ovvero infiammare il dibattito, godere dell’algoritmo di Fb che privilegia la visibilità dei contenuti che innescano più reazioni, e approfittare della nostra piazza per diffondere messaggi diametralmente opposti al nostro sentire.
C’è di più: in azione non erano «amici» seppur falsi, bensì bot (robot) capaci di sparare messaggi a raffica con automatismi che hanno reso vano ogni tentativo di moderazione manuale. […]

Non intendiamo barattare la nostra visibilità con la connivenza a questo gioco malato. Né la nostra storia e il nostro stile con il «traffico» che di fatto premia chi grida (e insulta) di più, con spesso strafalcioni lessicali compresi […]
Confidiamo che chi ci segue e apprezza il nostro modo di fare informazione comprenda le ragioni della nostra scelta […].