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La didattica a distanza non piace ai ragazzi

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La didattica a distanza, anche conosciuta con l’abbreviazione Dad, non piace alla maggior parte degli studenti e per l’esattezza al 54% di loro.

È questo il risultato del sondaggio dal titolo “Giovani e quarantena” promosso dall’Associazione Nazionale Di.Te. – Dipendenze tecnologiche, Gap, Cyberbullismo – e in collaborazione con Skuola.net.
Il campione era costituito da 9 mila studenti di età compresa tra gli 11 e i 20 anni.

Tra i motivi del malcontento verso questo modello di didattica spiccano la difficoltà a concentrarsi unita alla tendenza a distrarsi con altri strumenti elettronici, la mancanza della presenza fisica a scuola e l’assenza di contatto con i compagni di scuola.

Dallo studio emerge anche come il lockdown, benché diverso da quello totale dei mesi di marzo a aprile, abbia cambiato la quotidianità di ragazzi e ragazze. In primis incidendo sulla qualità del sonno. In molti, infatti, lamentano difficoltà ad addormentarsi piuttosto che i risvegli notturni.
Risulta alterato anche il rapporto con il cibo dal momento che molti hanno dichiarato di mangiare di più e a tutte le ore.

Il dato più significativo, però, è legato all’aumento delle ore trascorse online. In questi casi i dati sono frutto di un’analisi condotta dall’Università di Firenze insieme a Skuola.net per conto di Generazioni Connesse e sotto il coordinamento del ministero dell’Istruzione su 5.308 giovani di età compresa tra i 14 e i 20 anni.
Il dato è infatti lievitato rispetto al solo mese di gennaio 2020 passando dal 7 al 25% con una media giornaliera che va dalle 5 alle 10 ore.
Per quanto riguarda il tempo dedicato alla scuola, il 24% è rimasto connesso con la scuola in media 3 ore al giorno, il 26% si è assestato sulle 4 ore, il 20% sulle 5 ore, il 18% è andato anche oltre.