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Le accuse di stupro a Genovese: nuovi particolari

Genovese
Fonte foto Il Messaggero

A pochi giorni dall’arresto di Alberto Genovese con l’accusa di stupro ai danni di una 18enne, emergono nuovi particolari sulle azioni del fondatore di Facile.it, attività poi ceduta nel 2014.

Quelle definite dagli inquirenti con l’aggettivo “agghiacciante” si riferiscono ai filmati recuperati dalle videocamere di sorveglianza.
Nonostante il tentativo di farli cancellare, si vedono fin troppo bene, purtroppo, le varie fasi della violenza con la ragazza ridotta a un oggetto inanimato e inerme per effetto delle droghe. A un certo punto, si vede che le viene perfino appoggiato un cuscino sul viso per alcuni secondi.
Un gesto che poteva costarle la vita.

Nella stanza, inoltre, sono stati trovati i suoi vestiti e le manette con cui era stata legata durante un trattamento che gli inquirenti stessi hanno assimilato alla “tortura” e dal quale la vittima si è sottratta fuggendo coperta solo da un lenzuolo.
Sono emersi però anche altri particolari.

Il primo riguarda il tentativo, ripetuto per ben 3 volte, di accedere alla camera della violenza da parte delle due amiche che accompagnavano la ragazza. A ogni tentativo faceva scudo la guardia del corpo fuori dalla porta fino a che le due ragazze non hanno abbandonato la festa.

Il secondo particolare riguarda le chiamate fatte dai vicini di casa ai Carabinieri la sera della violenza, prima e dopo che si era verificata.
Una prima telefonata per gli schiamazzi e la musica assordante, era arrivata verso le 22:00. Lo stesso Genovese era comparso sulla porta davanti agli agenti e aveva poi abbassato il volume.
La seconda è arrivata intorno alla 01:00 mentre era in atto la violenza. Arrivava da Roberto Bolle, étoile della Scala, che abita proprio al piano di sotto e si lamentava, di nuovo, della musica troppo alta.
In questa circostanza, era stato un domestico a parlare con i Carabinieri dicendo che Genovese non era più in casa e che la festa era finita.

Genovese, si apprende, non era estraneo alle denunce per schiamazzi fin dal 2017. Una situazione che peggiorava in corrispondenza di eventi come la settimana della moda e il salone del mobile.
Ma Genovese era arrivato al punto di installare un dispositivo che misurava i decibel e, in occasione delle riunioni di condominio, inviava il suo legale in rappresentanza, a dire che non c’era nessun disturbo alla quiete pubblica.