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Uno studio scientifico che mette in relazione i luoghi e il contagio da coronavirus

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Al centro del dibattito sui nuovi casi di contagio, l’attenzione e la discussione di politici e scienziati si concentra sui possibili luoghi dove questi si possono registrare con maggiore frequenza.
Dal momento che è impossibile stabilire in maniera scientifica in che momento ci si contagia, è possibile un procedimento di analisi fatto al contrario, che va quindi a escludere determinati luoghi.

È quanto ha fatto uno studio promosso dal centro Altamedica di Roma, coordinato dal direttore scientifico Claudio Giorlandino, e sottoposto al Journal of Medical Virology.
Su un campione di 5.100 casi analizzati, ci si è concentrati sulle frequentazioni dei 226 casi di positività, tutti asintomatici o con sintomi lievi. L’analisi si è quindi soffermata su quali luoghi hanno frequentato queste persone e con quale frequenza nei 15 giorni precedenti l’esito di positività.

Il risultato è stato molto interessante perché ha evidenziato che ristoranti, palestre, teatri e cinema erano stati frequentati molto poco o addirittura per niente. Il che permette di escludere che si tratti di focolai di contagio.
In termini percentuali il 93% degli intervistati ha dichiarato di non avere frequentato mai ristoranti, il 92% di non avere frequentato bar e il 94% di non essere stato in cinema o teatri.
La maggior parte delle persone ha segnalato però di essersi spostato utilizzando i mezzi pubblici anche se non è dimostrabile che il contagio sia avvenuto in quella sede.
Gli autori dello studio hanno quindi concluso che se queste prime osservazioni fossero confermate da altri studi e ricerche bisognerebbe riconsiderare le limitazioni a cui sono sottoposte queste attività per agire su altri fronti.