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Caso Becciu: Cecilia Marogna resta in carcere

Marogna
Cecilia Marogna - Fonte foto la Repubblica

La Procura di Milano ha dato parere negativo alla scarcerazione della manager Cecilia Marogna, arrestata a Milano lo scorso 13 ottobre su mandato dell’autorità giudiziaria della Città del Vaticano.
La Corte ha ritenuto che sussistano i presupposti di gravità dei fatti contestati e pericolo di fuga mentre  dalle carte integrate dal Vaticano, oltre al reato di appropriazione indebita si configurerebbe anche quello di peculato.

La vicenda si riferisce allo scandalo finanziario che ha travolto lo Stato Pontificio e l’oramai ex cardinale Angelo Becciu, accusato di aver usato fondi della segreteria di stato per facilitare le attività imprenditoriali dei suoi familiari e fare investimenti immobiliari a Londra. A un certo punto, nell’inchiesta era comparso anche il nome di Cecilia Marogna, beneficiaria di un versamento di ben 500 mila euro avvenuto tra il 2018 e il 2019.
A suo dire questa ingente somma era il compenso per la sua società e per l’attività svolta in Africa e Asia per missioni umanitarie a supporto della diplomazia vaticana per ridimere crisi internazionali o partecipare alla liberazione di ostaggi. Peccato che buona parte di queste somme fosse stata “investita” in acquisti di lusso tra borse, abbigliamento e arredamento.
Un investimento decisamente sospetto che ha portato alla definizione del reato di peculato per distrazione di beni, per il quale è stata arrestata.

I difensori dell’imputata hanno invece richiesto la valutazione di misure meno afflittive rispetto al carcere, un’istanza che sarà valutata nei prossimi 5 giorni.
La donna dovrà poi essere trasferita in Vaticano per le altre fasi del processo che si aprirà sulla vicenda ma anche per questa eventualità, i suoi legati hanno sollevato delle obiezioni. Secondo loro, infatti, gli accordi con lo Stato Italiano prevedono l’estradizione dal piccolo Stato verso il nostro paese e non viceversa.

La difesa ha poi insistito sull’infondatezza delle accuse e sull’impossibilità di conoscere i contenuti del mandato di cattura. Insistono, come ovvio, anche sul fatto che il pericolo di fuga non sussista.