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Coronavirus: la situazione a Monza e Brianza vista dai medici di base

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Un grido di allarme fermo e circostanziato si è levato dai medici di base della provincia di Monza e Brianza che negli ultimi giorni ha registrato quasi 1.000 casi di contagio al coronavirus.

I camici bianchi riuniti nella Federazione italiana medici di medicina generale di Monza e Lecco attraverso l’intervento di Marino Lafranconi, segretario della sezione di Lecco, Carlo Maria Teruzzi, segretario della sezione di Monza e i colleghi Marco Grendele, Domenico Picone e Aurelio Limonta hanno così scritto alla Ats del territorio per evidenziare le criticità che sperimentano ogni giorno:
– tamponi: il contact tracing ha rivelato oramai tutti i suoi limiti e le sue carenze sia per l’incapacità dei punti tampone di tenere il passo con la mole di lavoro sia per i tempi di attesa che superano oramai i sette giorni di attesa. Capita così che si arrivi al tampone dopo 10 giorni dalla richiesta quando si rende necessario il certificato per il rientro al lavoro.
Ne deriva anche un ritardo nell’attuare le misure di isolamento.
A questo si aggiunge un sistema di prenotazione spesso inagibile, lacunoso e perennemente lento nel processare e finalizzare le richieste;
– informazione e strumenti a disposizione: i medici lamentano direttive poco chiare e spesso contraddittorie e la necessità di sistemi informatici che rilevino casi di doppia richiesta dovuti a inserimenti precedenti, una funzionalità che al momento manca e contribuisce a generale confusione;
– le procedure e le verifiche: buona parte del lavoro dei medici consiste nell’identificare i casi e prescrivere l’isolamento, peccato che poi non ricevano la conferma scritta dell’esecuzione del provvedimento che serve per l’emissione di altri documenti bloccando, di fatto il processo;
Come è ovvio i medici si chiedono cosa non abbia funzionato nella gestione del sistema sanitario per arrivare a questi livelli ma ribadiscono:
“[…] La medicina generale del territorio di Ats Brianza sarà prossimamente protagonista con le vaccinazioni antinfluenzali e anche con l’esecuzione dei tamponi diagnostici, alla luce del recente Accordo collettivo nazionale, debitamente supportata dalle organizzazioni di cui ci siamo dotati. Stiamo lavorando tutti insieme con il personale di studio e con le figure professionali infermieristiche da un lato e con le cooperative dei medici dall’altro, sempre accanto ai cittadini che in noi hanno riposto fiducia”.