Home Coronavirus I primi indagati per la mancata zona rossa di Alzano Lombardo

I primi indagati per la mancata zona rossa di Alzano Lombardo

Alzano
Ospedale Pesenti-Fenaroli di Alzano - Fonte foto Il Giorno

La procura di Bergamo ha iscritto nel registro degli indagati l’ex direttore generale della sanità della Lombardia, Luigi Cajazzo, l’allora suo vice Marco Salmoiraghi, una dirigente dell’assessorato Aida Andreassi, l’ex dg della Asst di Bergamo Francesco Locati e il direttore sanitario Roberto Cosentina.

Le ipotesi di reato sono epidemia colposa e omicidio colposo. L’indagine riguarda una serie di eventi legati alla gestione del coronavirus e, in particolare, la mancata istituzione della zona rossa nelle aree di Alzano Lombardo e Nembro nella bergamasca, la riapertura anticipata del pronto soccorso di Alzano dove si erano registrati casi sospetti di contagio e i decessi nelle Rsa della zona.
Nell’ambito della stessa inchiesta, sono stati acquisiti dei documenti che fanno capo a Silvio Brusaferro, direttore dell’Istituto superiore della sanità, e alcune chat dell’assessore al welfare lombardo Giulio Gallera relative al periodo febbraio-giugno.
Inoltre, la guardia di finanza di Bergamo, su delega dei pm Cristina Rota e Antonio Chiappani, si trovano negli uffici della Regione per acquisire materiale informatico come le email e il contenuto dei cellulari di funzionari e dirigenti regionali.
Già a maggio il governatore Fontana e lo stesso Gallera erano stati ascoltati nell’ambito della stessa indagine.

In una nota della Procura si legge che l’acquisizione sta avvenendo in un clima di grande collaborazione senza il bisogno di ricorrere alle perquisizioni.
Al momento si mantiene il riserbo su altri, eventuali, nomi da iscrivere nel registro degli indagati.

Già alla fine del 2019, al pronto soccorso dell’ospedale Pesenti-Fenaroli di Alzano si erano registrate polmoniti interstiziali bilaterali in soggetti giovani e meno giovani che avevano raggiunto i 110 casi. Allora, però non si sapeva che fosse il coronavirus. 
Quando a fine febbraio quella patologia aveva un nome, il pronto soccorso era stato chiuso, sanificato e poi riaperto per fronteggiare la pandemia. 
Erano i giorni di inizio marzo quando si pensava di fare di Alzano e Nembro una nuova zona rossa così come era già stato fatto per Codogno.
Poi ci fu un rimpallo di responsabilità tra Regione e Stato e non se ne fece nulla con il risultato che la Val Seriana fu una delle zone che pagò il tributo più alto di vittime.