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Resi noti i risultati dei test sierologici condotti in Val Seriana

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Lo scorso mese di luglio tre ATS della Val Seriana – Papa Giovanni XXIII, Bergamo Est e Bergamo Ovest – in collaborazione con i Comuni della zona, hanno promosso una campagna di test sierologici per verificare l’impatto del coronavirus su uno dei territori più colpiti dall’epidemia.
Alla campagna ha aderito il 26,6% della popolazione maggiorenne.
Nelle aree di Albino, Alzano Lombardo e Nembro questa percentuale ha raggiunto una media del 31,8% mostrando una prevalenza nei soggetti di sesso femminile, indipendentemente dall’età.
I dati hanno evidenziato che è entrato in contatto con il virus circa il 42,3% della popolazione, pari a circa un abitante su due. I test hanno mostrato che la prevalenza maggiore si riscontrava in soggetti dai 45 anni in su con una prevalenza maggiore nel genere femminile.
Il comune con il maggior numero di positivi, pari al 56,4%, è risultato Selvino, in provincia di Bergamo.
I soggetti positivi, che erano circa 9.000, sono stati poi sottoposti anche al tampone e da questo secondo ciclo di accertamenti la positività ha riguardato solo l’1,7% dei testati.

A margine di questi dati, il sindaco di Alzano Lombardo Camillo Bertocchi ha commentato: “L’indagine di sieroprevalenza compiuta nel luglio scorso ha consentito di restituire una fotografia verosimile della diffusione del virus nella Media Valle Seriana, mettendo in evidenza, tra l’altro, dati molto dissimili tra loro. Ai picchi di contagio nei comuni di Nembro e della Valgandino, che rispecchiano peraltro i picchi di mortalità registrati nella valle, si contrappongono i dati rilevati ad Alzano Lombardo e Ranica, territori che hanno conosciuto percentuali di contagio e di mortalità inferiori, con scostamenti fino a oltre il 70%. Sarebbe interessante comprendere i motivi di una così diversa azione del virus, attraverso ulteriori approfondimenti scientifici”.

Fabio Terzi, sindaco di Albino, ha aggiunto: “[…] Certamente questa indagine epidemiologica attraverso uno screening di massa, a cui ha aderito volontariamente una buona percentuale dei nostri cittadini, era doverosa e necessaria per una delle aree più drammaticamente colpite dal Covid-19, non solo per meglio capire le dinamiche e le modalità di diffusione del virus ma anche e soprattutto per farci trovare preparati di fronte ad una eventuale, ci auguriamo improbabile, seconda ondata”.