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Il punto di vista di Giuseppe Remuzzi sull’immunità al coronavirus

Remuzzi
Giuseppe Remuzzi - Fonte foto Corriere.it

Di recente, il prof. Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, è intervenuto a un convegno organizzato dalla Regione dal titolo “Covid-19, il virus ignorante”.

È stato l’occasione per fare alcune considerazioni sull’andamento dell’epidemia e sul tema dell’immunità al virus oltre che sui vaccini.
A suo parere, potrebbe verificarsi un incremento dei contagi nelle altre regioni, specie al Sud e nelle Isole ma senza arrivare ai livelli di gravità dei mesi di marzo e aprile.
Sul tema dell’immunità, invece, ha annunciato uno lavoro scientifico che la valuterà su un campione di 500 persone selezionate tra i ricercatori del Mario Negri di Bergamo e alcuni grandi gruppi industriali della zona.
Il livello di immunità in questa zona, dal suo punto di vista, si dovrebbe attestare intorno al 30% della popolazione.
Se, invece, si estende il discorso all’intera regione Lombardia, questa percentuale può persino risultare più elevata.
Quando si parla di immunità, infatti, occorre considerare sia quella associata agli anticorpi e che si attesterebbe sul 20% della popolazione, sia quella relativa alle cellule di tipo T – che riconoscono l’infezione – e che avrebbe un valore doppio. Il problema di questo tipo di immunità è che è piuttosto difficile da studiare.
La violenza dell’ondata epidemica in Lombardia potrebbe quindi aver lasciato un’immunità che si avvicina al 60%.

A proposito del virus, Remuzzi fa notare che potrebbe avere subito più di una mutazione, dalla sua comparsa a oggi. Questo comportamento, lo indurrebbe a ipotizzare un esaurimento naturale dei contagi nell’arco, però, dei prossimi anni.

Quanto alle aspettative sul vaccino, ritiene che sia inverosimile la disponibilità per tutti, subito così come la sua efficacia al 100%. Saranno sempre i comportamenti delle persone a fare la vera differenza.