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Luca Sostegni, in carcere per l’inchiesta sulla Lombardia Film Commission, si dice vittima di “personaggi senza scrupoli”

Sostegni
Luca Sostegni - Fonte foto lastampa.it

Luca Sostegni, unico indagato in carcere a San Vittore per la compravendita di un capannone a Cormano da parte della Lombardia Film Commission, è tornato sulla vicenda che lo vede protagonista.

Lo ha fatto concedendo, attraverso il tramite del suo avvocato Giuseppe Pennisi, una intervista al Corriere della Sera.
Sostegni era stato arrestato lo scorso giugno mentre tentava di fuggire in aereo in Brasile. Secondo gli inquirenti sarebbe lui la mente di quella che si presenterebbe come una truffa dato che l’immobile è stato rivenduto al doppio del suo valore.
Sostegni amministrava la ditta Paloschi che aveva venduto per 400mila euro il capannone alla società Andromeda che, a sua volta, lo aveva rivenduto alla Lombardia Film per il doppio della cifra.
Nella vicenda sono coinvolti anche tre commercialisti vicini alla Lega Arturo Maria Scillieri, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni ai quali si è aggiunto Fabio Giuseppe Barbarossa.
Per tutti e quattro, nel mese di settembre, sono scattati gli arresti domiciliari.

Sostegni, in occasione del primo interrogatorio, si era detto disposto a collaborare con la magistratura nell’ambito dell’inchiesta che è coordinata dall’aggiunto Eugenio Fusco e dal pm Stefano Civardi.

Tornando all’intervista al Corriere e a proposito della permanenza in carcere Sostegni, che ha 62 anni, ha detto: È difficile stare qui per le mie condizioni di salute, sono diabetico, e perché mi sento impotente nei confronti di soggetti che si sono approfittati della mia ingenuità e si sono impossessati di molti soldi […]”.
Poi ha raccontato di aver conosciuto Scilleri in Brasile dove si era trasferito e che, a proposito dell’affare con la Lombardia Film: “Il mio compenso sarebbe stato di 50 mila euro sui 400 mila dell’affare, che sapevo sarebbero tornati indietro. Mi furono dati 20 mila euro con la promessa che gli altri 30 mila sarebbero arrivati. Non dubitavo, perché Scillieri si era sempre comportato benissimo”.
Sulla piega presa dalla vicenda ha concluso: “Gli assegni li ho solo visti passare e, su indicazione di Scillieri, ho subito mandato i soldi in Svizzera tramite la fiduciaria Fidirev. Sono personaggi senza scrupoli che non hanno nessun problema a individuare e sacrificare persone come me e poi abbandonarle agli eventi. Alla luce delle indagini, ora capisco quanto sono arroganti e quanto la loro presunzione di impunibilità sia elevatissima”.