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Milano: il quadro di Caritas Ambrosiana su alloggi, cibo e perdita del lavoro

Caritas

L’emergenza covid-19 ha avuto un risvolto sanitario pesante tra vittime e contagi e un altro di tipo economico di cui si sentiranno gli strascichi nei mesi a venire. La Caritas Ambrosiana, però, ha già restituito un quadro cittadino che desta una certa preoccupazione.

I casi di maggiore emergenza sono stati intercettati dal Servizio accoglienza immigrati di via Galvani 16, zona Stazione Centrale.
Il primo riguarda gli alloggi. Nel mese di giugno sono state 83 le richieste di aiuto da parte di chi, soprattutto straniero, non riusciva più a pagare l’affitto neppure per una stanza in condivisione.
L’altra emergenza riguarda la richiesta di generi alimentari. Nei tre Empori della solidarietà che Caritas Ambrosiana ha aperto nei quartieri di Barona, Lambrate e Niguarda si sono presentate ben 2.500 persone di cui il 66% circa già dal mese di marzo.
Questo fenomeno ha avuto un aumento del 35% fuori città dove era stata attivata anche la distribuzione dei pacchi viveri attraverso i centri di ascolto parrocchiali.

Numeri importanti si sono registrati anche nell’accesso al Fondo San Giuseppe voluto dall’arcivescovo Mario Delpini e che è sostenuto anche dal Comune.
In questo caso, nel mese di giugno, si sono registrati 903 beneficiari di cui 30% aveva già perso il lavoro. Questa percentuale, a sua volta, comprendeva sia colf e badanti, figure professionali per le quali non si applicava il blocco dei licenziamenti, sia i lavoratori assunti con contratti a termine non rinnovati spesso provenienti dai settori della ristorazione e alberghiero.
A proposito di questo quadro, il direttore di Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti ha detto: “[…] Chi perde il lavoro ora rischia di rimanere intrappolato in una condizione di impoverimento per lungo tempo. Dalla fase di assistenza cui la Caritas con la Diocesi tramite il Fondo San Giuseppe sta provvedendo, bisogna sin da ora immaginare anche la fase della ricostruzione con la collaborazione delle imprese e delle istituzioni affinché si creino percorsi di riqualificazione e affiancamento sociale in grado di traghettare le vittime del lockdown nel nuovo mondo post-Covid”.