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Comitato “Noi denunceremo”: troppe domande sulle responsabilità di Stato e Regione per il virus

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I parenti delle vittime da coronavirus della bergamasca si sono riuniti in un comitato che si chiama “Noi Denunceremo”.
Dallo scorso mese di giugno ha depositato presso la procura di Bergamo una serie di dossier in cui chiede di approfondire la gestione della pandemia in quella zona e le responsabilità di chi doveva evitare un disastro costato molte, troppe, vite.

La pubblicazione dei verbali del Comitato tecnico scientifico ha ulteriormente aumentato la rabbia di chi ha perso una persona cara.
Per questi motivi, il comitato si prepara ad altre battaglie. L’avvocato e loro portavoce Consuelo Locati ha illustrato i punti sui quali il comitato chiede i chiarimenti più urgenti:

La mancata istituzione delle zone rosse per Alzano Lombardo e Nembro
Una questione che è anche oggetto dell’inchiesta avviata dalla Procura di Bergamo su richiesta proprio del comitato. Su questo fronte si sono rincorse spiegazioni che parlavano di una zona troppo strategica dal punto di vista produttivo ed economico per essere sigillata per il virus.
Legata a questo tema c’è poi il rimpallo di responsabilità tra Governo e Regione sulla decisione finale mai presa.
Un rimpallo che a detta dell’avvocato Locati non aveva ragione di esistere.
Il verbale del Cts del 7 marzo, infatti, lasciava alle Regioni libertà di decisione se il rischio di epidemia fosse stato troppo alto.
Un dato questo che trova riscontro anche nella normativa italiana, così sostiene il comitato;

Il piano pandemico nazionale
Si fa riferimento a un documento pubblicato sul sito dell’Oms il 13 maggio 2020 e poi rimosso che analizzava le criticità nella gestione dell’epidemia in Italia. Il comitato è ora in possesso del testo che metterebbe in risalto le responsabilità a livello di Paese;

Il piano pandemico regionale
Si fa riferimento ai provvedimenti da mettere in pratica e alle competenze da riorganizzare. Il piano doveva tradursi in realtà nel periodo 2014-2018. Poi era stato prorogato al 2019 ma non è mai diventato operativo.

In attesa di trovare le risposte a tutte queste domande, a Bergamo si è insediato il nuovo procuratore generale Antonio Chiappani che a proposito dell’inchiesta già avviata ha detto: “Sarà possibile dare una risposta a ciascun singolo caso, quanto meno riguardo le malattie professionali di medici e infermieri. Ogni singolo caso andrà ricostruito e per le denunce presentate per ciascun decesso sarà ricostruita la storia di ogni singolo caso per dare una risposta a tutti”.