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L’algoritmo che da la caccia ai serial killer è in grado di prevedere i focolai di Covid.

algoritmo

A Roma uno studio condotto dal Centro Ricerche Semeion rivela come l’algoritmo statistico che studia il comportamento criminale possa prevedere la diffusione geografica di Coronavirus.

Cos’hanno in comune un omicida seriale e un virus epidemiologico? Semplicemente la possibilità di essere tracciati nel loro comportamento futuro da un algoritmo sviluppato dai ricercatori del Centro Semeion di Roma in collaborazione con la Fondazione Vsm di Villa Santa Maria di Tavernerio a Como.

Appena pubblicato da Physica A”, rivista specializzata in Meccanica Statistica applicata, lo studio rivela come sia possibile attraverso l’intelligenza artificiale, prevedere in anticipo il verificarsi di nuovi focolai sul territorio, e quindi determinare le aree che sarà necessario sottoporre ad un nuovo lockdown.

L’algoritmo nasceva in relazione alla necessità di individuare il luogo in cui il serial killer viveva, partendo dall’analisi della posizione ambientale in cui aveva agito e aggredito le sue vittime. L’ambito è quindi quello del Geographic Prophiling, che utilizzando le coordinate geografiche è in grado di sviluppare un tracciamento evolutivo dei dati di partenza.

Gli studi matematici e statistici condotti normalmente sul comportamento del virus, si sono sempre concentrati sul numero dei casi e sulle date delle prime manifestazioni avvenute. La novità rappresentata dal Topological Weighted Centroid, (TWC, il nome dell’algoritmo) consiste in un’analisi statistica diversa che indaga lo spazio in cui si sono registrati i primi casi di Coronavirus in Italia, risalenti al febbraio scorso.

Massimo Buscema, ideatore dell’algoritmo e presidente del centro Semeion, spiega come lo spazio e i luoghi possiedano un linguaggio sconosciuto agli epidemiologi che quindi non sono in grado di sfruttare le informazioni come invece il TWC sta facendo attualmente presso l’University of Colorado di Denver dove  è stato applicata all’analisi evolutiva dei casi negli Stati Uniti e in Brasile.

Nel periodo in cui l’epidemia si è diffusa, il mondo scientifico ha divulgato in tutto il mondo un numero vertiginoso di ricerche, studi e previsioni in merito all’andamento del virus, non sempre rivelatesi esatte o attendibili. Ma tra questi pochissimi sono stati quelli inerenti alla localizzazione spaziale dei casi o delle aree di focolai non ancora identificati; Per questo il direttore scientifico della Fondazione Villa Santa Maria sostiene che la capacità dell’algoritmo di tracciare un andamento geografico-spaziale dell’infezione non potrà che garantire una valida strategia di contenimento del Covid-19 non ancora sperimentata.