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Franca Valeri, un secolo d’ironia

Franca Valeri, l’attrice che ha saputo tratteggiare con ironia e intelligenza personaggi femminili rimasti nell’immaginario collettivo, compie cento anni. Nella sua lunga carriera ha legato il suo nome anche al cinema e alla televisione.
Per questa speciale ricorrenza l’attrice Lella Costa porterà in scena al Piccolo Teatro un’opera teatrale composta proprio da Franca Valeri dal titolo La vedova Socrate.
Il suo vero nome è Franca Maria Norsa e nasce a Milano in una famiglia della buona borghesia da padre ebreo, ingegnere alla Breda, e madre cattolica. Sarà questo uno dei motivi che la spingeranno a darsi un nome d’arte quando deciderà di intraprendere, nonostante il parere contrario proprio del padre, la carriera teatrale. Sceglierà di chiamarsi Valeri, cognome mutuato dal poeta francese Paul Valery.
Curioso il fatto che dopo molti anni di carriera abbia scoperto di avere avuto proprio un’antenata attrice.
Fin dalla giovinezza si appassiona sia al teatro sia all’opera lirica alla quale si dedicherà come regista solo intorno agli anni novanta. È in questo periodo che quasi per gioco e come divertimento tra amiche, Franca Valeri iniziò a delineare alcuni personaggi femminili che resteranno memorabili.
Uno è la “signorina snob” che prende in giro una certa ipocrisia borghese meneghina. L’altro è la “Sora Cecioni” una signora che ama spettegolare su tutto e su tutti parlando per ore al telefono con sua madre.
Durante il fascismo la sua famiglia patì le restrizioni imposte dalle leggi razziali emanate nel 1938.
Allo scoppio della guerra e dopo l’armistizio dell’8 settembre la sua famiglia fu costretta a separarsi. Il padre e il fratello ripararono in Svizzera mentre Franca e la madre rimasero a Milano. Provvidenziale per la loro incolumità fu l’aiuto di un impiegato dell’anagrafe che gli fornì documenti falsi.

Finita la guerra Franca Valeri decide di partire per Roma per diventare attrice. Non riuscì ad entrare all’Accademia di arte drammatica ma conobbe Vittorio Caprioli, suo futuro marito.
Insieme partirono alla volta di Parigi dove fondarono la Compagnia teatrale dei Gobbi. L’esordio in scena risale al 1949 con due spettacoli dal titolo Carnet de notes n. 1 e 2. Era un tipo di teatro che portava in scena brevi sketch spesso dal sapore satirico e ispirati dalla realtà quotidiani nei quali gli attori recitavano senza scene e senza costumi particolari.
Negli anni cinquanta Franca Valeri si avvicinò al mondo del cinema cimentandosi per lo più nella commedia. E formando un sodalizio artistico con Alberto Sordi con il quale recitò nel film Il segno di Venere del 1955 e Il vedovo del 1959. Interpretò altri film accanto a Totò e Sofia Loren.


La carriera cinematografica proseguirà negli anni sessanta e la vedrà cimentarsi anche come sceneggiatrice, spesso diretta dal marito Vittorio Caprioli, come nel film Parigi, o cara del 1962.
Questi sono anche gli anni che la vedono impegnata nei varietà televisivi del sabato sera spesso diretta da Antonello Falqui come l’edizione del 1967 di Studio Uno.
È la televisione che fa conoscere a una platea più vasta e consacra i suoi personaggi femminili, la signorina snob e la sora Cecioni.
Negli anni settanta interpreta alcuni sceneggiati televisivi tra cui Sì, vendetta del 1974, un affresco dei grandi cambiamenti che investirono la società italiana di quegli anni.
Gli anni successivi hanno permesso a Franca Valeri di tornare alla passione per la lirica e di cimentarsi come regista per il Barbiere di Siviglia di Rossini e il Rigoletto di Verdi. Il contesto era quello della rassegna Eurmuse, una collaborazione tra lo spazio dell’E.U.R e il Museo della Civiltà Romana, alla quale partecipavano compagnie liriche di diversi paesi.
Il direttore d’orchestra era Maurizio Rinaldi, suo secondo marito.
Non sono mancate poi le esperienze nelle fiction televisive come Norma e Felice del 1995 accanto a Gino Bramieri e Linda e il Brigadiere del 1999 accanto a Nino Manfredi.
La sua lunga vita l’ha poi vista impegnata nelle vesti di scrittrice, soprattutto di commedie, con Lina e il cavaliere, Meno storie, Tosca e altre due (portata anche sul grande schermo nel 2003) e Le Catacombe.
Nel 2010 ha scritto la sua autobiografia dal titolo Bugiarda no, reticente, un viaggio tra vita e carriera artistica.