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Inchiesta sui camici in Lombardia: in un whatsapp Dini avrebbe offerto i camici ad una onlus

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Tra ieri ed oggi alcune sono le novità relative al caso dei camici donati alla Regione. Ripercorriamo brevemente il pregresso dell’indagine. Nei primi giorni di giugno 2020 la Procura di Milano aveva aperto un fascicolo a carico della ditta Dama Spa per la fornitura di 75.000 camici alla Regione Lombardia. A fare notizia era, allora, il fatto che il suo titolare Andrea Dini fosse il cognato del governatore Attilio Fontana.
Con il passare dei giorni l’accusa aveva preso contorni più definiti orientandosi verso la turbativa d’asta mentre le indagini avevano portato a perquisizioni e sequestri di documenti negli uffici della Regione.
La situazione che si era delineata descriveva così una fornitura iniziale di camici che poi era diventata una donazione. Un’operazione poco chiara per la Procura che aveva provveduto a iscrivere Fontana nel registro degli indagati per frode in pubblica fornitura.
La vicenda si era arricchita di nuovi dettagli con la perquisizione degli uffici di Dama Spa alla ricerca di una partita di circa venticinquemila camici mai consegnati a fronte della famosa donazione.
Erano seguite anche due precisazioni: sarebbe stato lo stesso Fontana a suggerire a Dini di rinunciare al compenso per la sua società mentre a bloccare la fornitura sarebbe stato l’ufficio legale di Aria, la centrale acquisti regionale.
Le ultimissime novità sull’inchiesta arrivano dalla diffusione di un messaggio whatsapp e di una mail inviati da Andrea Dini.
I fatti risalgono al 20 maggio. Alle ore 11:00 Dini avrebbe inviato una mail ad Aria per spiegare che la fornitura sarebbe diventata una donazione decurtata di venticinquemila unità.
Due ore prima, e siamo alle 09:00 di quello stesso giorno, Dini avrebbe inviato un messaggio sul social ad un’altra azienda del varesotto proponendo una fornitura di camici.
Da questo quadro sembrerebbe che esistesse un accordo economico preliminare tale da giustificare il mancato introito della fornitura alla Regione.
In attesa di chiarire questo ulteriore passaggio della vicenda e vedere che piega prenderà l’indagine, i venticinquemila camici non forniti alla Regione sono stati ritrovati nei magazzini della Dama.