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Affitti a Milano: al via il contributo per l’emergenza covid

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La crisi sanitaria ha avuto, per molti cittadini, ripercussioni anche nel pagamento degli affitti.
Palazzo Marino ha annunciato che nell’ultima settimana di luglio partirà l’erogazione dei primi contributi di emergenza per un importo pari a millecinquecento euro e che serviranno a coprire il pagamento di quattro mensilità di affitto.
A proposito di questa iniziativa, Gabriele Rabaiotti, assessore alle Politiche sociali e abitative ha detto: “Stiamo facendo il possibile in termini di risorse e di rapidità, considerando i tempi incomprimibili delle procedure di controllo, per andare incontro alle famiglie che l’emergenza ha messo maggiormente in crisi […] L’intenzione è anche quella di evitare il prodursi di procedimenti di sfratto per morosità da parte dei proprietari, con uno sforzo di attenzione verso categorie di persone potenzialmente impoverite a causa dell’emergenza e tradizionalmente escluse dal radar del welfare pubblico […]”.
I primi 1.637 beneficiari sono tutte famiglie, definizione nella quale rientrano i nuclei familiari monogenitoriali, le famiglie numerose monoreddito e i single, che hanno aderito al bando aperto il 30 aprile scorso.
Le risorse stanziate all’inizio erano state pari a 2,4 milioni di euro. Una cifra che, da aprile a luglio, è cresciuta fino a raggiungere quota 6,8 milioni di euro e nella quale sono confluiti fondi provenienti dal programma europeo Pon Metro oltre che da fondi statali arrivati attraverso la Regione.
Il contributo, grazie all’agenzia sociale del comune “Milano Abitare”, è stato strutturato per raggiungere direttamente i proprietari degli appartamenti.
Al momento, dopo le verifiche del caso, sono state ammesse al finanziamento quasi tremila domande.
I requisiti per accedere al contributo sono un’attestazione Isee fino a 26mila euro e la stipula di un contratto di affitto da almeno un anno.
Le graduatorie, inoltre, hanno tenuto conto di altri criteri come:
– la cessazione, riduzione o assenza dell’attività lavorativa dal primo febbraio in poi;
– il ricovero o il decesso per covid di un componente della famiglia, sempre dal primo febbraio in poi;
– la presenza, nel nucleo famigliare, di persone con un’invalidità superiore al 66%.