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Vuole portare la bici sul treno, rider denunciato. Deliverance Milano: “Voleva solo tornare a casa”

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Un giovane rider originario della Nigeria è stato fermato ed è ora indagato a piede libero dopo aver provato a salire su un convoglio Trenord con una bicicletta, comportamento vietato dalle recenti norme.

Deliverance Milano ha denunciato sul proprio profilo Facebook una versione dell’accaduto che non collima con quella delle forze dell’ordine. Secondo gli agenti il rider avrebbe incitato altri rider e i presenti ad aderire alle proteste e se la sarebbe quindi presa con i poliziotti. Attualmente è denunciato a piede libero per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale e possesso illegale di droga (avrebbe avuto addosso 0,43 grammi di hashish.

“Emma, insieme ad altri ragazzi, trovandosi in stazione, dopo aver passato tutto il giorno in strada e aver consegnato per molte ore, voleva solo tornare a casa – si legge sul profilo Facebook di Deliverance Milano -. È stata questa la sua unica colpa. Ha protestato con il capotreno detto che si trattava di un’ingiustizia e che non voleva né lasciare la bici in stazione incustodita rischiando di subire un furto, perché non poteva permetterselo (è il suo strumento di lavoro), né tanto meno era disposto a dormire su una panchina. Di fronte ad un ragazzo di 28 anni nigeriano, titolare di un regolare permesso di soggiorno (ma non è questo il punto per noi) la polizia cosa ha fatto? Per sedare la discussione che si faceva animata e spaventare gli altri (che avrebbero dormito in strada) ha deciso di portare via Emma in Questura, dove è stato trattenuto per più di 6 ore, interrogato, intimidito e picchiato con calci e pugni lungo tutto il corpo. Calci nelle parti intime, botte sulla schiena, sulle gambe (un rider ci lavora con le gambe), sulle braccia. La Polizia ha dichiarato all’Ansa che gli hanno trovato addosso 43 g di hashish, facendolo passare per uno spacciatore, in modo tale che l’equazione fosse perfetta, rider nero, drogato e spacciatore che protesta perché è pericoloso socialmente. Non è così. Emma è un fattorino che lavora da tempo nel delivery e come molti altri di noi ha lavorato no stop durante il lockdown, senza protezioni e senza diritti a causa dell’assenza di un contratto”.