Home Diritti Abilità diverse, il Covid non ferma il Festival dei Diritti Umani

Abilità diverse, il Covid non ferma il Festival dei Diritti Umani

Disabilità, diritti negati, diritti da conquistare. Dal 5 al 7 maggio, nei primi giorni della cosiddetta Fase 2 del Paese, il Festival dei Diritti Umani punta i riflettori sul tema sui diritti delle persone con disabilità. Trasformato e rivisto per passare dai luoghi della cultura che dovevano ospitarlo (Università degli Studi di Milano e Triennale Milano) al web, ma saldamente ancorato alla volontà di sempre: favorire la diffusione della cultura dei diritti umani, soprattutto fra le nuove generazioni. «Quello di coinvolgere e rivolgere la nostra attenzione ai giovani, senza dimenticare chi li cresce, forma e inserisce nel mondo del lavoro è un compito ora ancora più importante», spiega il direttore del Festival Danilo De Biasio. «Anche in questa pandemia, infatti, l’idea di uomini e donne di serie B è purtroppo echeggiata, ogni volta che sono state teorizzate o attuate politiche che non tenevano conto della salute di persone con disabilità o dei nostri anziani».

 Dal 5 al 7 maggio, dunque, il Festival dei Diritti Umani torna con un’edizione intitolata “Da vicino nessuno è disabile”, un messaggio che gioca con le parole di Franco Basaglia –  padre della legge 180 che chiuse per sempre i manicomi – e il concetto di normalità. E, nel rispetto delle disposizioni per l’emergenza sanitaria, punta sulla formula “interamente in live streaming” senza rinunciare al suo pubblico di studenti, alla forza delle testimonianze, all’emozione dei film d’autore e alla bellezza della conoscenza. Perché, come spiega Danilo De Biasio, «proprio le persone con disabilità, che convivono ogni giorno con la fragilità e le restrizioni, possono raccontarci in prima persona che cosa voglia dire lottare per una vita piena, dignitosa. Rappresentano la difficoltà dei piccoli gesti e la forza delle grandi imprese. Insieme ai loro caregiver testimoniano l’assoluta centralità di una sanità universale che cura sulla base dei bisogni, non discriminando in base al portafogli, al colore della pelle, alla disabilità».

La programmazione del Festival dei Diritti Umani propone quattro Sezioni: EDU (per le scuole superiori), TALK, FOTO e FILM con titoli in prima nazionale resi disponibili e accessibili attraverso il sito https://festivaldirittiumani.it <https://festivaldirittiumani.it/>.

Partecipano da remoto e porteranno testimonianze dirette tantissimi ospiti, per riaffermare che ci vuole una nuova consapevole attenzione verso gli altri, superando gli stereotipi. E che i diritti delle persone con disabilità, a partire dalla partecipazione alla vita culturale e sociale, vanno difesi e – laddove mancano – costruiti o migliorati.

Tutto sarà fruibile da tutti per il Festival dei Diritti Umani 2020. I dibattiti come i film saranno sottotitolati per essere accessibili anche al pubblico non-udente.

Per gli appuntamenti delle Sezioni EDU e TALK sarà garantito il servizio di sottotitolazione in tempo reale per il pubblico non udente. Saranno sottotitolati in chiaro anche tutti i titoli della Sezione FILM.

Il film “L’estate più bella” di Gianni Vukaj – che vedrà come le altre pellicole d’autore in programma l’intervento del regista – sarà accessibile anche al pubblico non vedente, grazie all’audiodescrizione tramite l’app gratuita MovieReading.

Il programma è un caleidoscopio di spunti di riflessione. Fra tutte le Sezioni, i TALK saranno lo spazio del confronto, della resilienza e della resistenza, dell’inclusione che batte l’esclusione. Si parlerà di welfare ai tempi del Coranavirus, che deve riuscire a non lasciare indietro nessuno, con Tito Boeri e Alberto Fontana, ma anche di “Sport che vince, cura, include” e di “Donne disabili vittime di violenza” che troppo spesso non riescono a denunciare perché, molto tristemente, neppure sanno riconoscere di aver subito un abuso.

Far alzare lo sguardo sui diritti, tener conto dei propri limiti, per conviverci o per superarli: è l’obiettivo del Festival dei Diritti Umani. Lo farà con tutti i suoi ospiti, raccontando, o meglio facendo raccontare, in prima persona la disabilità. Anche attraverso la voce di scrittrici, giornalisti, blogger e viaggiatori/trici del mondo “rotellati” – come con grande autoironia si definiscono alcuni di loro ­– che hanno conquistato il proprio spazio nella letteratura, nel cinema, nel teatro. Non è questione di “politicamente corretto”: è una questione di diritti uguali per tutti.